La Russia nell’800 era un impero conservatore sotto il dominio degli zar, i quali esercitavano un potere autocratico (un potere personale assoluto, senza il controllo di nessun parlamento) e non tolleravano nessuna forma di opposizione. L’aristocrazia appoggiava gli zar e difendeva i propri privilegi; la borghesia mercantile ed imprenditoriale non aveva nessun potere economico e politico. Ma le condizioni peggiori toccavano ai contadini, i quali erano ancora sottoposti alla servitù della gleba e disponevano a stento del necessario per vivere. Inoltre l’Impero Russo, per tutto l’800, estese i propri possedimenti, ma le condizioni interne del paese erano ancora arretrate, soprattutto dal punto di vista economico. Fu per questo che lo zar Alessandro II promosse una politica di riforme, che andavano a interessare in particolare l’agricoltura abolendo la servitù della gleba: il contadino riceveva la terra, che prima lavorava come servo, in uso permanente (anche se non in proprietà).
Ciò però peggiorò le loro condizioni di vita, che spesso non riuscivano a pagare il riscatto per la terra ottenuta: continuarono quindi le tensioni e rivolte da parte dei contadini. Le riforme interessarono anche l’industria, che fino a quel periodo dipendeva dagli scambi commerciali con l’Occidente; si cercò quindi di sviluppare un’industria nazionale, che si realizzò solo con l’intervento dello Stato e di investitori stranieri; ciononostante il divario con l’Occidente iniziava a diminuire, ma non causò la crescita all’interno della società della borghesia imprenditoriale.
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