Mussolini a partire dal 25 mirò alla fascistizzazione dello stato e della società civile cioè alla subordinazione al potere fascista delle istituzioni e di tutte le forme di vita associata. Vennero emanate le leggi fascistissime del 25-26 che erano ispirate ad Alfredo rocco, giurista:
- Il capo del governo era responsabile solo davanti al re
- Per discutere una legge il parlamento doveva avere l’assenso del governo
- Soppressa la libertà di associazione
- L’amministrazione venne attribuita al governo
- Abolizione delle elezioni amministrative
- Sostituzione dei sondaci con i podestà, nominati dal sovrano, su proposta del capo di governo
- Chiusi i giornali antifascisti e tutta la stampa fu sottoposta ad un severo controllo
- Reintrodotta la pena di morte
- Istituzione del tribunale speciale per a difesa dello stato formato da ufficiali per la sicurezza nazionale e delle forze armate
- Circa 17.000 italiani furono mandati al confino
Tali provvedimenti abolirono la libertà democratica e la dialettica politica impedendo ogni manifestazione di dissenso.
La legge elettorale del 28 prevedeva che l’elettore potesse solo approvare o respingere una lista di 400 candidati designata dai fascisti.
La violenza squadrista non era più necessaria in quanto il regime aveva a disposizione numerosi strumenti repressivi come la polizia segreta OVRA e il controllo delle forze dell’ordine.
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