Compito di storia 10/10/2000 Crisi di sovrapproduzione e imperialismo Il forte rallentamento della crescita economica dovuta ad una fase marcatamente deflazionistica (caduta generalizzata del livello dei prezzi con scarsa propensione al consumo) che caratterizzò il ventennio dal 1873 al 1896 circa, denominato “grande depressione” fu dovuto ad una concomitanza di fattori verificatisi nel settore agricolo, nel settore industriale ed in quello finanziario. Nel settore primario, la caduta dei prezzi sul mercato, fu causata dalla concorrenza dei prodotti agricoli (in particolare dei cereali) provenienti da Russia, Stati Uniti, Canada, Argentina, Australia, India, Nuova Zelanda, paesi che potevano produrre e vendere a prezzi inferiori a quelli dei paesi europei, grazie alla grande estensione di territorio coltivabile a loro disposizione, alla manodopera a basso costo o, per gli U.S.A., ad una tipologia di agricoltura meccanizzata ed altamente produttiva. La maggior convenienza ad importare cereali, derivava inoltre dall'abbattimento del costo dei trasporti dovuti alle ferrovie ed alla navigazione transoceanica a vapore. Nel settore secondario la presenza di nuove potenze industriali quali U.S.A., Germania, Giappone e la crescente industrializzazione di altri paesi europei quali Austria, Italia, Russia, provocò un eccesso di capitali disponibili e di capacità produttive utilizzabili, portando ad un surplus di offerta nei confronti di un mercato socialmente sottodimensionato: tutto ciò condusse ad una grave crisi di sovrapproduzione. Una causa strutturale della crisi derivò inoltre dal rallentamento degli investimenti nel settore ferroviario, comparto trainante dello sviluppo industriale tra il 1850 ed il 1870, avendo i paesi industrializzati praticamente completato le proprie reti ferroviarie. Ciò provoco un ulteriore rallentamento negli altri settori dell'industria che, con le loro produzioni, avevano sostenuto il boom delle costruzioni ferroviarie. Un'ulteriore causa congiunturale si può inoltre individuare nel boom speculativo provocato dalla conclusione della guerra Franco-Prussiana del 1870/'71. L'enorme quantità di capitali affluita in 18 mesi dalla Francia alle banche tedesche, grazie al pagamento dei danni di guerra (5 miliardi in franchi-oro), entrò, grazie a queste, nel circuito finanziario europeo, rendendo possibili ingenti investimenti, sennonché, nelle borse europee, la prospettiva di profitti creò un'ondata speculativa che puntava essenzialmente sulla tendenza al rialzo dei prezzi dei titoli azionari. Tali prezzi risultarono però eccessivamente gonfiati, superiori al loro effettivo valore. Il fallimento, nel 1873, di alcune banche austriache, particolarmente implicate nell'ondata speculativa, diede il via ad una devastante ondata di panico: i proprietari dei titoli iniziarono a vendere in massa, facendo crollare il valore dei titoli stessi. Le imprese finanziariamente più deboli fallirono, portando in breve ad un impoveriment Continua »