ALIMENTAZIONE NELL'ANTICA ROMA ALIMENTAZIONE NELL'ANTICA ROMA I Romani dell'epoca repubblicana erano gente semplice e sobria, abituata a pasti frugali. In genere consumavano due pasti al giorno, a base di zuppa Per lungo tempo nel costume delle classi agiate romane non fu tollerato l'eccesso e il lusso nell'alimentazione. La soddisfazione dei piaceri della gola non doveva, infatti, in nessun modo, appesantire i commensali privandoli del piacere maggiore, che era quello della conversazione infatti gli alimenti più comunemente consumati erano cereali cotti, legumi, verdura di vario tipo, pane e dolci. La dieta includeva anche pesce, latte, formaggio e frutta. L'abitudine di far colazione con cereali, miele, frutta secca e formaggio, fu introdotta soltanto in seguito, nell'età imperiale. In questo periodo, inoltre, i Romani incominciano ad arricchire i cibi di spezie e presero l'abitudine di cambiare, con arte raffinata e complessa, i gusti e l'aspetto dei prodotti trasformando i cibi in illusioni e in capolavori di abilità culinaria I cuochi romani erano bravissimi nell'imitare i diversi alimenti, in quanto sapevano far credere a chi mangiava i loro piatti di stare mangiando pesce al posto di anatra, carne al posto di verdura: ad esempio Nicodemo, il re di Britannia, una sera aveva desiderato acciughe pur trovandosi a grande distanza dal mare; il suo cuoco gliene servì un'imitazione consistente in una rapa tagliata a lunghe fettine bollite con olio, sale e semi di papavero. Ogni cittadino romano ricco possedeva una cucina vera e propria e aveva, al suo servizio, almeno due o tre schiavi, capeggiati da ottimi cuochi, che preparavano i pasti giornalieri. Per le grandi occasioni, quali feste nuziali o banchetti in onore di grandi personaggi, venivano affittati addirittura dei cuochi con tutta la loro squadra di cucina insieme a suonatori di flauto, artisti e acrobati per allietare gli ospiti durante il pranzo. Nella cucina romana gli ingredienti caratteristici e fondamentali erano: strutto, olio, sale, garum e sostanze aromatiche; questi erano usati abbondantemente sia per la cottura dei cibi sia nella loro preparazione a freddo e, per l'uso eccessivo che ne facevano, perché nelle ricette non comparivano mai i dosaggi, molti alimenti perdevano il loro sapore originale. Nella preparazione dei vari piatti facevano sempre la loro comparsa il miele, usato come dolcificante perché non conoscevano lo zucchero, e il garum, un condimento fatto con scarti di pesce conservati col sale; il garum veniva usato anche quando il cibo era dolce poiché avevano la tendenza a mescolare il dolce con il salato, la carne di pollo, di porco e il pesce con gli uccelli selvatici. In tutti i cibi della cucina dell'antica Roma figuravano sostanze aromatizzanti. Oltre alle cipolle, all'aglio e ai porri si usavano capperi, ruta, bacche di mirto, pinoli, nocciole e mandorle, anice, coriandolo, sedano, cumino, finocchio e mostarda Tra le erbe aromatiche, le più usate erano la nepit Continua »