Untitled A livello mondiale la fine della guerra è caratterizzata da grandi speranze; enormi masse popolari hanno scoperto i valori dell'emancipazione e dell'uomo, della indipendenza politica, della democrazia e della libertà. La costituzione dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (Onu) sembra concretare queste speranze, riaffermare la volontà di pace tra i popoli. Ma ben presto riaffiorano i conflitti ideologici ed economici fra le potenze vincitrici. La divisione del mondo in due aree di influenza, dominate dall'egemonismo delle superpotenze USA e URSS, il vuoto e la paura delle nuove generazioni per le mostruose armi belliche, il cosiddetto “incubo atomico”, creano nuove tensioni, nuovi conflitti, in un clima di diffidenza tra i due blocchi che sbocca, attorno agli anni Cinquanta, nella cosiddetta “guerra fredda”. È in questo clima che si irrigidiscono due sistemi ideologici e politici contrapposti, che influenzano drasticamente la dinamica politica all'interno dei vari paesi nelle diverse aree di influenza. La “guerra fredda” verrà poi superata dalla strategia della “coesistenza pacifica”, tra gli anni '53 e '56. Frattanto, sulla scena internazionale, si assiste a profonde trasformazioni: tramontano i grandi imperi coloniali, vengono alla ribalta i popoli del “terzo mondo” e quelli islamici. L'evoluzione della scienza e della tecnologia mettono in moto un rapido quanto gigantesco affermarsi della “civiltà dei consumi”, coi suoi correlati di spreco, di arrivismo, di alienazione, sotto l'egida ideologica ed economica degli USA. In un mondo profondamente desideroso di vera pace, giustizia e progresso, continua la corsa agli armamenti; si susseguono le crisi: nel Medio Oriente, nel Sud-est asiatico, nell'America Latina. Contro una democrazia, sostanzialmente repressiva, sorgono i movimenti di contestazione studentesca ('68-'69) e di gruppi intellettuali, per un bisogno di maggior giustizia sociale, di una società più aperta ed umana. Gli anni Settanta segnano il tramonto della fragile e contraddittoria “società del benessere”. Lo sfruttamento selvaggio delle materie e delle risorse energetiche crea la paura del loro esaurimento. Le ricorrenti crisi petrolifere mettono in difficoltà i grandi paesi industrializzati e vengono affermandosi i primi segni di inflazione galoppante, di recessione economica, di disoccupazione, che complicano i già precari equilibri internazionali con gravi rischi di ritorno alla guerra fredda, Gli anni Settanta, quindi, sono trascorsi, per il mondo intero, sotto il segno di una forte crisi economica, che ha inciso a fondo sulle vicende di tutto il decennio. L'elemento scatenante della crisi, al di là di altri fattori legati ai complessi meccanismi dell'economia mondiale, è stato l'improvviso e massiccio aumento del prezzo del petrolio, deciso dai paesi produttori nel 1973, nel quadro delle tensioni e dei conflitti che, nel Medi Continua »