Cultura e lotta politica nell'età del romanticismo (cap2) Cultura e lotta politica nell'età del romanticismo 1 - Restaurazione e romanticismo Il crollo dell'impero napoleonico ed il ritorno dei vecchi sovrani avrebbero dovuto aprire la via alla restaurazione dell'antico regime perché la repressione poliziesca, la rinnovata alleanza tra trono e altare e il diffuso senso antigiacobino dovevano essere una garanzia contro ogni spirito di rivoluzione e contro i sentimenti che avevano causato la rivoluzione francese. Il cancelliere austriaco, anima e cervello della controrivoluzione, controllava la Confederazione tedesca e, in qualche modo, anche l'Italia; inoltre l'alleanza tra l'Austria, la Prussia e la Russia costituiva un formidabile bastione internazionale contro ogni tentativo di modificare la situazione che si era creata dopo il congresso di Vienna. Queste potenze erano pronte ad intervenire ovunque si accendesse un focolaio rivoluzionario. In Francia invece la monarchia restaurata aveva dovuto concedere una Costituzione che impediva il ritorno al passato anche se poi il governo cercava di limitare le libertà costituzionali; in Inghilterra i tories tenevano saldamente il potere arroccati in un costituzionalismo che resisteva ad ogni richiesta di maggiori libertà: anche qui la paura del terrore e del giacobinismo serviva da spauracchio per respingere ogni richiesta di liberalizzazione. Il programma di stabilizzazione conservatrice era appoggiata da parte della cultura romantica: ci fu una rivalutazione del medioevo e una condanna del progresso e dello sviluppo economico. Ma il programma di restaurazione non venne apllicato in pieno perché si erano manifestate delle trasformazioni irreversibili che non potevano restare senza conseguenze sul piano politico. E così il periodo dal 1815 alla metà del secolo fu caratterizzato da una febbre di rivoluzioni dalla quale anche la borghesia moderata fu largamente contagiata. Dunque nella cultura anche la moda del romanticismo medievaleggiante non durò a lungo perché gia' intorno al 1820 la tendenza portava l'intellettuale ad identificarsi con quella del ribelle politico. Il ribellismo politico cominciò dunque ad intrecciarsi con il movimento di opposizione politica finchè una parte della letteratura fu contagiata da sentimenti rivoluzionari. 2 - Il liberalismo La dottrina liberale rinaque dalla rielaborazione romantica di idee manifestate durante la rivoluzione francese e l'avvio della ripresa fu dato da oppositori del regime napoleonico quali Madame de Stael e Benjamin Constant; successivamente apporti fondamentali vennero da akltre fonti non riguardanti esclusivamente il campo della teoria politica. Il liberalismo moderato, tipico dell'alta borghesia, rifiutava l'esperienza della rivoluzione perché sfociata nel terrore e nel dispotismo; inoltre rifiutava l'idea di sovranità popolare perché il compito, secondo i liberali, spettava all'assemblea parlamentare eletta dal voto dei proprietari, gli unici che po Continua »
Appunti su Tiziano guarda il video »