Il declino della Spagna Il declino della Spagna Dopo la pace di Cateau-Cambrésis, Filippo II era il più potente e temuto sovrano del suo tempo. I suoi domini comprendevano la Spagna con le sue immense colonie americane, le Fiandre, il Portogallo (la cui corona Filippo II aveva preteso per diritto di nascita), i Paesi Bassi, la Lombardia, l'Italia Meridionale e quelle isole asiatiche che presero il nome di Filippine. Sebbene Filippo II non si potesse fregiare del titolo imperiale non c'è dubbio che la vastità dei territori che dominava fosse quella di un vero e proprio impero. Tuttavia anche la Spagna mostrava segni di stanchezza e si trovava ad affrontare una quantità di problemi che indussero il sovrano a guadagnarsi il soprannome di El Rey Prudente (Il Re Prudente). Il regno spagnolo era sempre stato un paese agricolo, popolato da pastori e contadini affamati, e dominato da un'aristocrazia di altezzosi latifondisti, dediti solo alla carriera delle armi, a "coltivare" la propria ignoranza come un pregio, e al disprezzo per il lavoro. I giovani di questa classe sociale affollavano le Università per raggiungere, attraverso l'istruzione, un più elevato grado sociale: la Spagna si trovò così popolata da avvocati, studenti e burocrati. Industria e commercio erano considerati adatti ai moriscos e ai marranos, cioè agli ebrei e ai musulmani convertiti; quando Filippo II li fece espellere dal Paese, temendo che potessero inquinare la purezza della fede cattolica, le attività produttive rimasero quasi abbandonate. Le ricchezze coloniali nascosero questa realtà finché durarono; quando il loro flusso diminuì, la Spagna si trovò ai margini della vita economica europea e scivolò verso il sottosviluppo. La situazione si aggravò maggiormente quando, nel 1640, il Portogallo si rese indipendente. La politica del Re Prudente s'innestò sulla tradizione della monarchia Cattolica: Filippo II reinterpretò l'ideale di crociata che aveva avuto una parte importante nella storia spagnola, nella lotta al protestantesimo, e all'eresia in genere, bandita dalla Controriforma. Il Re era convinto che la sorte del cattolicesimo fosse legata alla potenza della monarchia spagnola, quindi la politica confessionale del sovrano fu sempre legata alla tutela degli interessi della Spagna. Egli lavorò con tenacia per rafforzare il proprio potere, cercando di edificare una monarchia assoluta in grado di imporre la pace e l'unità religiosa ad un'Europa sottoposta all'egemonia spagnola. Nei primi anni di regno di Filippo II, l'autorità della Spagna doveva ancora affermarsi in varie regioni: in Aragona, nei territori del vecchio regno di Granada. Erano queste regioni della Spagna in cui i moriscos si facevano sempre più minacciosi: queste piccole rivolte sfociarono in una loro definitiva espulsione. Ciononostante Filippo II non riuscì ad imporre il cattolicesimo in tutti i suoi domini: mentre l'Italia si piegava senza grandi resistenze all'egemonia spagnola, i Paesi Bassi reagivano con la Continua »