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L'emancipazione femminile nel passato (2 pagine formato doc)

VOTO: stellastellastella Appunto inviato da valy20diavoletta

Untitled EMANCIPAZIONE FEMMINILE Adesso le donne sono cittadine di serie A, al pari degli uomini. Esse sono padrone di se stesse e godono dell'eguaglianza giuridica e di tutti gli stessi diritti degli uomini. Possono accedere a tutte le professioni e a tutti gli uffici. Non è sempre stato così però. In passato la donna era un “accessorio” del capofamiglia (padre o marito). Nel Codice di Famiglia le donne non avevano il diritto di esercitare la tutela sui figli legittimi, né tanto meno quello ad essere ammesse ai pubblici uffici. Le donne, se sposate, non potevano gestire i soldi guadagnati con il proprio lavoro, perché ciò spettava al marito. Nel periodo Risorgimentale in Italia in pochi affrontarono questo problema; secondo alcuni compete al marito, secondo la convenienza della natura, essere capo e signore , oppure spetta alla donna l'amministrazione della famiglia e dei figli, mentre le funzioni civili spettano all'uomo; simili teorie furono alla base del diritto di famiglia. Anche per quanto riguardava i diritti politici, il dibattito in Italia era stato assai poco acceso. Nell'Italia unita le donne vennero quindi escluse dal godimento dei diritti politici. E la Camera dei Deputati del Regno d'Italia non esitò a respingere la proposta di un onorevole che voleva modificare la legge elettorale che escludeva dal voto politico e amministrativo le donne al pari degli analfabeti. Dopo la bocciatura delle legge, Mazzini scrisse al deputato: Nonostante la fondazione di una Lega promotrice degli interessi femminili - che si batteva per il diritto di voto alle donne -, le prime femministe italiane si interessarono molto di più delle questioni sociali, anche per influenza del neonato Partito Socialista. Effettivamente la condizione socioeconomica delle donne fra fine `800 e primi del `900 era di drammatica disparità. Poiché anche il lavoro dei bambini era assai diffuso, e sottopagato, prima della prima guerra mondiale furono emanate alcune leggi per tutelare "donne e fanciulli", quali soggetti deboli e sfruttati. La legge sul lavoro femminile finì per limitare ancora una volta i diritti delle donne: se concedeva quattro settimane di riposo, queste non venivano pagate. Lo Stato mostrava così di voler favorire al massimo il rientro delle donne in quella che riteneva essere la loro sede naturale: la casa. La legge tradiva anche la speranza di ridurre il divario salariale con gli uomini: le lavoratrici fra i 16 e i 21 anni, venivano equiparate in capacità e abilità (e quindi in stipendio) ai lavoratori con meno di 15 anni. Erano nate frattanto l'Associazione nazionale per la donna a Roma, l'Unione femminile nazionale a Milano e il Consiglio nazionale delle donne italiane. Sul fronte dell'istruzione, venne permesso soltanto l'accesso delle donne ai licei e alle università, anche se in realtà continuarono ad essere respinte le iscrizioni femminili e i titoli di studio però non garantirono ancora l'accesso alle professioni. Intanto la studiosa di Continua »

PERSONE: giuseppe mazzini
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