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L'età dei Comuni: dalla definizione di età comunale all'organizzazione politica dei Comuni in senso stretto (2 pagine formato doc)

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L'età dei Comuni - L' Età dei Comuni Ciclo storico della penisola italiana, collocato tra l'XI e il XIII secolo, nel quale il rifiorire economico e demografico delle città favorì l'evoluzione verso forme politiche che comportavano libertà e prerogative giurisdizionali esercitate nel territorio urbano. Al passaggio dal primo al secondo millennio in diverse regioni d'Europa si avviò una fase di generale sviluppo: la popolazione era in aumento, gli scambi commerciali si intensificavano, l'economia si rafforzava. In questo clima i centri urbani riacquistarono quel vigore che avevano perduto durante i primi secoli del Medioevo. Si ripropose allora il fenomeno dell'urbanesimo;

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nelle città in crescita lo sviluppo del sistema manifatturiero e commerciale modificò le basi della ricchezza e del potere politico, si formarono nuovi ceti borghesi, i contadini inurbati si trasformarono in artigiani, ma anche i nobili e gli ecclesiastici modificarono le loro attitudini economiche. Via via che le città si ingrandivano, i cittadini più facoltosi e potenti rivendicavano la libertà di governo, tollerando sempre meno l'autorità del signore feudale o quella del vescovo o quella più lontana dell'imperatore.

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Tale fenomeno, che portò alla nascita dei comuni, si manifestò in tutta Europa, ma in modi differenti da zona a zona, da città a città. L'area tedesca e quella dell'Italia settentrionale e centrale furono le zone del continente nelle quali si radicò maggiormente l'esperienza storica dei Comuni. L'organizzazione politica che si diedero i Comuni prevedeva l'elezione di rappresentanti in un consiglio della città e l'approvazione di statuti che ne regolavano la vita sociale e politica. I Comuni ereditarono a poco a poco una parte delle prerogative regie e imperiali, come il diritto di emanare leggi, di riscuotere imposte, di organizzare eserciti, di aprire mercati, di battere moneta.

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In Italia nei primi tempi dell'età comunale il potere supremo fu affidato a magistrati collegiali nominati dal consiglio ai quali venne attribuito l'appellativo, di ascendenza romana, di consoli: essi dichiaravano guerre, stringevano alleanze, concludevano trattati con altre città. Alla fase consolare succedette quella podestarile: il podestà era un magistrato unico, scelto perlopiù tra i forestieri, ed esercitava un ruolo di mediazione tra le differenti famiglie, o fazioni del Comune.
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