Dalla Grande Guerra sino all'epilogo del conflitto: Appunti riguardanti la storia della seconda guerra mondiale. (file.doc, 5 pag). ( formato doc)

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LO SCONVOLGIMENTO DEL CONFLITTO E LA VITTORIA DELL'INTESA LO SCONVOLGIMENTO DEL CONFLITTO E LA VITTORIA DELL'INTESA L'ITALIA DELLA NEUTRALITA' ALL'INTERVENTO In un primo tempo l'Italia si era dichiarata neutrale: la Triplice alleanza, di cui essa faceva parte , era un patto difensivo e quindi non la impegnava a intervenire al fianco degli Imperi centrali. Era difficile immaginare che si potessero ottenere consistenti vantaggi da un intervento al fianco dell'Austria, dato che gli interessi italiano nel Trentino, nella Venezia Giulia e nell'Adriatico erano in conflitto proprio con quelli austriaci. Anzi i rapporti con l'Austria si erano molto raffreddati, sia per la questione delle terre “irredente” (Trento e Trieste), ancora sotto dominio austriaco, sia perché il trattato prevedeva che eventuali acquisti austriaci nei Balcani fossero bilanciati con vantaggi per l'Italia: cosa che non era venuta con l'annessione della Bosnia-Erzegovina all'Austria. La bilancia di un eventuale intervento sembrava dunque pendere più in direzione dell'Intesa, dato che ormai da parecchio tempo l'Italia si era riavvicinata alla Francia: e in questa direzione premevano gli ambienti diplomatici britannici e francesi. Il 24 maggio 1915, a meno di un anno dalla dichiarazione di neutralità, l'Italia entrò in guerra al fianco dell'Intesa. Allo scoppio del conflitto si erano delineate due correnti di opinione: gli interventisti e i neutralisti. Entrambi i fronti erano compositi e comprendevano numerose forze politiche spinte da motivazioni differenti. INTERVENTISTI E NEUTRALISTI Favorevoli a una guerra antiaustriaca erano gli irredentisti e gli interventisti democratici che vi scorgevano la necessaria conclusione del processo risorgimentale e una battaglia democratica contro le potenze autoritarie dell'Europa centrale. Li affiancavano i sindacalisti rivoluzionari e quei socialisti rivoluzionari che consideravano la guerra un momento di rottura e di crisi della società capitalistica borghese, dal quale sarebbe potuto nascere un movimento rivoluzionario. Su questa linea si schierò anche Benito Mussolini, direttore del quotidiano socialista “ Avanti!” Mussolini, che faceva parte dell'estrema sinistra del partito socialista, era stato sino allora decisamente neutralista, al punto che nel 1912 aveva promosso l'espulsione dal partito stesso del gruppo favorevole alla guerra di Libia. Ritenendo la guerra un'occasione rivoluzionaria da non perdere, Mussolini fondò il giornale “ Il Popolo d'Italia”, dalle cui colonne condusse una violenta campagna a favore dell'intervento a fianco di Francia e Gran Bretagna. Pur ammantandosi di retorica rivoluzionaria, l'interventismo di Mussolini ebbe un carattere violentemente antidemocratico e antiparlamentare. Ma il punto di forza dello schieramento interventista stava nel nazionalismo, . Anche il fronte neutralista comprendeva diverse forze, a cominciare dai liberali giolittiani. Giolitti pensava che la guerra Continua »

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