La situazione in Italia dopo la seconda guerra mondiale era difficile e disastrata, la produzione industriale dimezzata, l’agricoltura danneggiata, i viveri di prima necessità erano razionati, mancavano lavoro e case.
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Aveva assunto il potere il comitato di liberazione nazionale dell’alta Italia che aveva stabilito il blocco dei licenziamenti e l’aumento dei salari. Aveva favorito la nascita dei consigli di gestione tra operai e imprenditori con lo scopo di dare vita in Italia a una democrazia socialmente avanzata. Il governo passò da Bonomi a Parri, un antifascista esponente della resistenza e leader del partito d’azione. Il nuovo governo era formato da esponenti dei 6 partiti del comitato di liberazione nazionale (DC, PS, Partito d’azione, PCI, Partito liberale italiano e democrazia del lavoro).
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Lo scontro tra i moderati sostenuti dal potere economico porta al governo il democristiano De Gasperi.
De Gasperi fu protagonista della politica fino alla sua morte nel 1954. Togliatti propose un’amnistia nei confronti di quelli che avevano aderito alla repubblica di Salò, dopo tanti mesi di guerra civile, il volere rompere con il passato si interrompe e poterono tornare al loro posto questori e prefetti di nomina fascista.
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In questa situazione di disorientamento e timori si svolsero le elezioni amministrative nel 1946 da cui emerse la divisione del paese tra DC e i partiti di sinistra. Il 2 giugno 1946 si tenne il referendum a suffragio universale. La repubblica vinse con una stretta maggioranza, la monarchia era difesa dai moderati, dalla Chiesa e dagli Anglo-americani e risultò largamente maggioritaria nel sud evidenziando la spaccatura del paese. Il re andò in esilio. Anche le elezioni per la costituente vedono maggioritaria la DC, davanti alle sinistre. Il primo presidente eletto è Enrico de Nicola che succede a Luigi Einaudi.
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