Stalin E L'industrializzazione Forzata - Appunti di Storia gratis Studenti.it

Stalin e l'industrializzazione forzata: Appunti sull'industrializzione forzata nell'URSS di Stalin negli anno '20 e '30 del Novecento (2 pagine formato doc)

VOTO: 3 Appunto inviato da tinkpixie

Negli anni del fascismo lavoratori e intellettuali antifascisti di tutto il mondo guardavano con interesse all'URSS, il paese che voleva costruire una nuova società basata sui principi del socialismo, l'unico paese che grazie al suo isolamento non aveva sentito degli effetti della crisi e che si stava avviando a un grande progetto di industrializzazione.

Stalin prese presto la decisione di porre fine all'esperienza della Nep (iniziativa presa tra il ‘27 e il ‘28). L'idea era quella che l'industrializzazione fosse il presupposto della società socialista e la convinzione era che solo un deciso impulso all'industria pesante avrebbe potuto fare dell'URSS una grande potenza militare.

Il primo grande ostacolo per la costituzione di un'economia collettivizzata erano i kulaki (i contadini agiati),accusati di arricchirsi alle spalle del popolo e non consegnare allo stato la quota di prodotto dovuta. Stalin promosse,cos', misure restrittive e requisizioni contro i kulaki, che però non funzionano. Di qui la sempre più crescente volontà di eliminare i kulaki come classe.

Contro questa linea prese posizione Bucharin, il quale sosteneva la necessità di non spezzare l'alleanza fra operai e contadini. Per via di questa posizione discordante, Bucharin e i suoi amici furono condannati come deviazionisti di destra.

Poco dopo il gruppo dirigente comunista passò alla collettivizzazione forzata: non solo i contadini ricchi, ma anche tutti coloro che si opponevano alle requisizioni e resistevano al trasferimento nelle fattorie collettive venivano considerati NEMICI DEL POPOLO e quindi fucilati, arrestati, deportati in campi di lavoro forzato.

Questi furono gli anni della grande carestia, che fu determinata soprattutto dall'inefficienza di una macchina organizzativa troppo grande e troppo centralizzata, dalla resistenza dei contadini che molto spesso preferivano macellare subito il bestiame piuttosto che darlo alle fattorie collettive e, infine, dalla determinazione delle autorità centrali che non aiutarono la popolazione affamata e pensarono solo alle requisizioni.

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