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Appartenenza, paura, vergogna. L'io e l'altro antropologico: Sintesi del saggio di antropologia di Concetta Tortolici (12 pagine formato doc)

VOTO: 6 Appunto inviato da kiraromana

Il sentimento come modello culturale

Coniugato per molto tempo con il concetto di civiltà, il concetto di cultura, utilizzato con il carattere di non mutabilità , è entrato in contraddizione con se stesso ed ha lasciato emergere l'esigenza del cambiamento. Cultura è cambiamento e trasformazione e non fissità ed immutabilità (vedi nota 1 pag.9). Dagli anni '70, si modifica la geografia politica mondiale, si assiste ad un sostenuto fenomeno di migrazione, e di fronte a tutte queste forme di cambiamenti e di trasformazioni, i modelli culturali e di pensiero che hanno caratterizzato il sistema sociale che conosciamo non offrono più una funzionalità idonea e corrispondente alle nuove necessità dei tempi.

La scelta della chiave di lettura cade sul sentimento, poiché può rappresentare un modello antropologico che consente di cogliere unitarietà tra forme ed espressioni diverse e separate, può indicare il filo che unisce la natura e la cultura. A nuove esigenze culturali ed interpretative debbono seguire nuove forme e nuovi modelli culturali che consentano di risolvere le richieste del tempo, e tanto potranno essere funzionali quanto più agiranno all'interno del processo del pensiero meticcio . L'aggettivo meticcio non ha accezione negativa, ma indica la modalità d'apertura e l'accettazione dell'esistenza della molteplicità necessarie al tipo di società complessa del nostro tempo. Oggi applichiamo ancora un modello conoscitivo unico, esclusivo e competitivo che considera l' altro in maniera contrastiva e negativa. Il percorso conoscitivo del pensiero meticcio, invece, coglie le differenze culturali come diversità di eguale valore.

Gli uomini delle culture di tradizione orale vivevano immersi nella natura partecipando con essa secondo forze spirituali, essi erano agiti da forze che legavano e dominavano ogni sorta di realtà, li ‘sentivano' emotivamente. La loro partecipazione ‘mistica' con la natura e le loro attività sociali erano determinate ed attuate nell'ambito della dimensione emotiva (esecuzione di rituali). Poi però, quando il pensiero ha colto se stesso e si è reso autonomo, ha liberato l'uomo dalla stretta dipendenza dalla natura, ma ha anche interrotto la stretta continuità che aveva con essa e con la cultura insieme. Ha avuto inizio il tempo della conoscenza scientifica basata sul principio d'identità, di non contraddizione e di terzo escluso. Il pensiero razionale che lo ha caratterizzato, esclude la dimensione affettiva come ambito ed elemento conoscitivo oggettivante. Dobbiamo attendere Freud per rivalutare la portata del sentimento. Il concetto di contrastività che delimita e legittima le identità e le differenze può essere affiancato dal concetto di reazione competitiva proprio nel senso di "essere insieme per raggiungere uno scopo comune". Siamo di fronte a diverse valenze del sentimento:

  • come forma di adattamento individuale e collettiva;
  • come modello di pensiero che consente di cogliere il significato dell'azione sociale;
  • come elemento di mediazione per l'interazione della forma del pensiero razionale e della forma del pensiero irrazionale.
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