Ciascuna delle varie parti dell'impero presenta aspetti e problemi particolari, e tutte concorrono a quel trapasso che segna la fine dell'antichità e dei suoi centri artistici mediterranei.
La produzione artistica delle province romane serviva innanzitutto agli occupanti romani di quelle province: funzionari amministrativi e fiscali e militari di stanza nelle guarnigioni e nei grandi accampamenti fissi. Ma in alcune province occidentali, romanizzate da più tempo, come la Spagna (occupata fin dal 218, ordinata in due province nel 197 a.C.), la Gallia meridionale (la Narbonense, 120 a.C.) e la riva sinistra del Reno (pacificata dall'inizio del I secolo d.C.), la classe superiore indigena, tranne alcune eccezioni, si allea al conquistatore per motivi economici. Essa si romanizza e si vale di una produzione artistica corrente nella tradizione ellenistico-romana per esprimere i suoi interessi, che appaiono vivi soprattutto nel campo religioso e in quello mercantile. Per duecento anni, le tribù barbariche, che erano state sempre in lotta fra loro, conobbero, sotto il dominio e l'amministrazione romana, un'unità ed una pace che si accompagnò con un maggiore benessere materiale.
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