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Ricerca: cefalosporine, classe di antibiotici ampiamenti usati in terapia (32 pagine formato doc)

VOTO: stellastellastellastellastella Appunto inviato da corsa141199

Le cefalosporine rappresentano una classe di antibiotici ampiamente utilizzate in terapia grazie al loro ampio spettro d’azione, alla loro favorevole azione battericida (espressa come MIC o MBC), il loro basso indice terapeutico (in quanto battericide solo sull’organismo infettante) e la loro capacità di raggiungere la sede d’infezione. Come tutti gli antibiotici beta-lattamici, il loro meccanismo d’azione battericida (vedi cap. 4.2) si esplica nell’inibizione della sintesi della parete cellulare batterica per interferenza sul processo enzimatico di transpeptidazione che regola la formazione delle reticolazioni polimeriche peptidoglicaniche. Anomalie nella biosintesi del reticolo, porterebbero a smagliature della parete, che provocherebbero la lisi e conseguente morte della cellula batterica.[1] Prima fonte della classe delle cefalosporine fu il Cephalosporium acremonium (Acremonium chrysogenum) isolato nel 1945 da G.Brotzu a Cagliari mentre indagava sulla autopurificazione dell’acqua di mare. Il microrganismo, produttore di una sostanza che aveva attività antibatterica in vitro, fu inviato nel 1948 a E.P. Abraham dell’Università di Oxford il quale osservò che i filtrati crudi ottenuti dalle colture di questo fungo marino erano in grado di inibire in vitro la crescita dello Streptococcus aureus e ricerche in tale direzione, evidenziarono anche la caratteristica del fungo, di curare le infezioni stafilococciche e la febbre tifoide nell’uomo. Si scoprì, infatti, che i fluidi di coltura nei quali cresceva il fungo conteneva tre diversi antibiotici a struttura beta-lattamica che furono denominati: cefalosporina P, N e C. La cefalosporina C ottenuta sia da colture di Cephalosporium (per la grande maggioranza delle cefalosporine) sia di Streptomyces (batterio filamentoso, utile nella formazione delle cefamicine), ha struttura simile ai beta-lattamici, ma con un anello a 6 atomi. Capostipite naturale della famiglia delle cefalosporine, la cefalosporina C si rivelò subito interessante per il suo spettro di attività ampio, in quanto attiva sia verso i batteri Gram+ che verso i Gram-; inoltre, rispetto alla penicillina G, presentava il vantaggio di essere resistente alle b-lattamasi. In realtà, essa non trovò applicazione in sede terapeutica, ma risultò di enorme interesse industriale per produrre l’acido 7-aminocefalosporanico, composto base per l’ottenimento delle cefalosporine semisintetiche di uso clinico. Infatti con l’isolamento del nucleo Continua »

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