In Europa alla fine del ‘800 e all’inizio del ‘900, in pochissimi Paesi le donne erano riuscite ad ottenere il diritto di voto.
TEMA ARGOMENTATIVO RIGUARDANTE LE "QUOTE ROSA" (Clicca qui >>)
Successivamente alla Prima guerra mondiale, il diritto di voto venne esteso ad altri Paesi europei: si iniziò dalla Finlandia nel 1906 e, in Italia si dovette attendere la fine della Seconda guerra mondiale, fino ad arrivare agli anni ’70-’80 per altri Paesi. Dal diritto di voto si passò per giungere al diritto di famiglia, che sancì la parità tra uomo e donna nell’ambito della coppia.
RELAZIONE SULLA VIOLENZA DELLE DONNE IN ITALIA E ALL'ESTERO (Clicca qui >>)
La legge che sancì la parità tra uomo e donna stabilisce il regime delle azioni positive nel lavoro (legge 125/1991). La legge promuoveva, principalmente, lo sviluppo della diversificazione delle scelte professionali delle donne e il loro inserimento nel mondo del lavoro, in particolare in quei settori tradizionalmente ricoperti da uomini. Le azioni positive possono essere promosse da imprese, cooperative, aziende pubbliche, sindacati, centri di formazione e dalle amministrazioni tutte.
BREVE ELABORATO SULLA CONQUISTA DEL DIRITTO DI VOTO DA PARTE DELLE DONNE (Clicca qui >>)
Il tema della discriminazione viene considerata nella sua forma indiretta, ovvero comportamenti discriminatori involontari ma culturalmente consolidati e comminava sanzioni per i datori di lavoro condannati per discriminazione. La produzione concreta e salvaguardata delle azioni positive s’inserisce nel concetto di quota, legato alla identità sessuale dei candidati, introdotto nella legge 25.03.1993 n.81, trovando pieno appoggio dalla Corte Costituzionale la quale si è battuta contro ogni pregiudizio.
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