Il potere è una realtà di fatto; è indiscutibile, poiché alla verità o oggettività del fatto: o lo si possiede o non lo si possiede, indipendentemente da riconoscimenti formali o istituzionali. È estraneo il problema della sua qualità; coincide con l'effettività.
Il potere politico e quella forma di potere contraddistinta da simboli e valori ideali, istituzionali, sociali.
È essenziale distinguere il potere dalla politica; giacché il potere è indispensabile per la politica, ma quest'ultima non coincide con il potere. Per fare politica occorre potere, ma non tutto il potere e politica.
Elemento caratterizzante del potere consiste nell'effettività di una forza che è in grado di esercitare un controllo su territori e ambienti sociali, anche sotto forma di norme e sanzioni da eseguire. In questo senso il potere che possiede l'indiscutibilità del fatto ed è privo di qualità simboliche o valorative. Il fine del potere politico non è il controllo di un ambiente sociale, di un territorio, ma è primariamente e specificamente l'organizzazione di una società entro confini territoriali, nei quali può valere istituzionalmente, ed essere efficace materialmente, l'esercizio del potere. Solo allora diviene: "forza di governo".
Il governo è qualificato da elementi immateriali o simbolici.
Aristotele istituisce una distinzione tra due figure: il re è l'uomo di Stato; queste potrebbero essere inconfondibili sul piano della materialità del potere esercitato. Invece la differenza esiste sul piano simbolico: il re è colui che esercita l'autorità da sé, il potere come ha fatto proprio; qualora il potere di dire una funzione, allora quel re diviene uomo della comunità politica.
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