Agli inizi del 1900 numerosi dati sperimentali portarono all'idea dell'atomo
costituito da due parti elettricamente cariche, una positiva (il nucleo), una
negativa (gli elettroni). La parte positiva, inoltre, rende conto della quasi totalità della massa dell'atomo.
Il problema cruciale, cui la Fisica doveva rispondere, riguardava la
disposizione spaziale di queste cariche.
La risposta più soddisfacente, nell'ambito di una teoria fisica classica e non
quantistica, fu il modello atomico di Rutherford, implementato dalle
condizioni di Bohr-Sommerfeld.
Lo studio dell'urto di particelle a (la parte positiva dell'atomo di elio) su
lamine di diverso materiale, portarono Rutherford al seguente modello
atomico:
1) L'atomo di un elemento con numero d'ordine Z e peso atomico A è
composto da una corteccia esterna e da un nucleo
2) La corteccia è composta da Z elettroni ruotanti su orbite circolari di raggio dell'ordine dei 10-10 m, legati al nucleo dalla forza di attrazione Coulombiana
3) Il nucleo è composto da A protoni e da (A-Z) elettroni, legati tra loro
da un nuovo tipo di forza, le cui caratteristiche principali sono
elevatà intensità e breve range d'azione
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