Il termine Ecumene , forgiato da Strabone e adoperato dai Greci per designare la terra conosciuta ed abitata, venne ripreso da Ratzel nel senso di " territorio in cui l'uomo è a casa sua ". Possiamo definire l'Ecumene come lo spazio terrestre esteso fin dove l'uomo, grazie alla sua adattabilità all'ambiente e al progresso delle sue tecniche di sfruttamento del suolo, riesce ad abitare durevolmente in normali condizioni di vita : cioè il territorio in cui l'uomo riesce a vivere, cibarsi. riprodursi. Per contrapposto, si chiama Anecumene l'insieme delle aree permanentemente disabitate.
Dei 149 milioni di kmq di terre emerse, circa 27 milioni sono senza uomini: la parte maggiore è rappresentata dalle aree anecumeniche polari , cioè quelle troppo fredde a causa della posizione a latitudine elevata. Più varie ma meno estese, sono le aree anecumeniche interne - entro il corpo dell'Ecumene - disabitate perché prive d'acqua, o perché troppo fredde a causa dell'altitudine, o perché difficili da penetrare.
L'uomo è tenuto lontano dalle calotte polari per una ragione climatica, la mancanza di calore. Il calore diminuisce non soltanto con l'avanzare in latitudine ma anche col salire in altitudine, per cui sulle montagne ad un certo punta manca
Continua »