Stile e tradizione sono due dei concetti-guida utilizzati dalla critica letteraria dell'Otto e del Novecento attualmente più contestati: si sostiene, non a torto, che è impossibile parlare oggi di una Tradizione con la maiuscola dato che si sono tante volte evidenziati i limiti storici e fattuali di qualunque trafila ereditaria che si ponga come verifica e indiscutibile; [...] sembra che sia impossibile riconoscere uno stile individuale, dato che tutti gli stili possono essere facilmente accettati, che lo scarto dalla norma è illusorio e che, non esistendo un'unica tradizione, la norma stessa è una pura astrazione. [...]
La condizione in cui nasce oggi la letteratura è sostanzialmente postumanistica , perché le opere letterarie non sono più considerate beni perenni e di riuso [...] dai quali attingere un patrimonio culturale condensato in tropi poetici e trame narrative, bensì serbatoi per una fruizione parziale e di fondo edonistica di belle immagini o di vicende accattivanti: la tradizione è diventata inattiva e lo stile esiste in rapporto all'efficacia comunicativa (cioè si sostiene spesso, con un tipico ragionamento ex post, che se un'opera ha successo, evidentemente il suo ‘stile' è adeguato ai tempi).
Casadei 2007: 10-11
1. Periodizzazione
1.1. Neovanguardia: 1963
Fra anni Cinquanta e anni Sessanta si possono enucleare quattro modalità narrative che si muovono ancora nell'ambito di una concezione umanistica della letteratura, che prevede l'esistenza di una tradizione condivisa e stabile, e di un uso linguistico-stilistico alto, semmai da dissacrare ma pur sempre ipostatizzato:
1.) tradizione conservata. Gattopardo (1958);
2.) tradizione rifiutata. Capriccio italiano (1963);
3.) tradizione recuperata. Ragazzi di vita (1955); Una vita violenta (1959) ; Petrolio;
4.) Tradizione modernizzata. Le città invisibili (1972) .
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