1. Il dopoguerra tra utopia e ricostruzione.
La storia europea non è mai stata avara di scrittori e filosofi che hanno sostenuto una pace durevole garantita da un sistema di collaborazione fra gli stati. Già agli inizi del secolo XIX, uno dei protagonisti della rivoluzione napoleonica e dell’impero, il ministro degli esteri Talleyrand, auspicava un nuovo ordine di rapporti tra gli Stati in grado di mantenere la pace sul continente.
In realtà questo disegno risultava prematuro, tant’è che rapidamente fu oscurato dalle strategie di espansione e di dominio delle Nazioni, che alimentarono le tensioni internazionali sino alla prima guerra mondiale, epilogo di una politica di nazionalismo economico e di isolazionismo commerciale e politico.
Tuttavia, davanti ai disastri della guerra totale, a forme di conflitto non più scontro tra eserciti, ma distruzione di interi popoli e di povertà per l’intero continente, il sogno diveniva disegno politico: un consistente movimento pacifista fu impersonato da un intellettuale austriaco, Richard Kalergi, che riprendeva l’idea di un asse franco – tedesco, su cui fondare il nuovo assetto politico di un’Europa finalmente non lacerata e divisa.
Le sfide economiche e sociali intensificarono tra gli anni venti e trenta le proposte di un’Europa federata sul modello politico ed organizzativo americano, ritenuto dai diversi ambienti politici come quello più capace di assicurare una durevole prosperità e pacificazione. Voci e speranze combattute ma non certo annientate dalla follia hitleriana. Durante e dopo il secondo conflitto mondiale, l’opposizione ai totalitarismi rafforzò l’idea di un’Europa unita mentre prendeva sempre più corpo il movimento democratico: ancora durante la guerra, nel 1943, il Ministro degli Esteri belga Spaak scriveva apertamente della necessità di una più intensa forma di cooperazione europea.
Continua »