Stati Sardi: in questo stato erano raggruppate tre regioni - Piemonte, Liguria e Sardegna- molto eterogenee fra loro.
In Sardegna il feudalesimo fu abolito molto tardi e senza dare il via a grandi privatizzazioni. L’economia della regione era basata su latifondo e pastorizia transumante. I locali non riuscirono mai a sfruttare i notevoli giacimenti minerari dell’isola, in quanto sempre controllati –dopo l’unificazione- da genovesi o stranieri.
Nel Piemonte e Liguria fino al 700 la ricchezza era concentrata nelle mani della nobiltà, mentre successivamente si assiste ad una lenta ascesa della borghesia. Questa lentezza è dovuta al fatto che la nobiltà piemontese fosse molto attratta dagli affari e non lasciava campo a nuove iniziative imprenditoriali. I mestieri svolti dalla borghesia erano soprattutto banchieri, setaioli, mercanti, fabbricatori di panni e negozianti all’ingrosso.
In piemonte la ricchezza non era concentrata tutta in poche mani, favorendo così la commercializzazione di beni extra-agricoli.
La Liguria invece aveva, fino alla fine del 1700, grandi capitali in mano di poche famiglie, che li reinvestiva nelle principali piazze europee o li prestava sotto pagamento di interessi. Dopo la Rivoluzione Francese questa attività cessò portando una grave crisi che si protrasse fino al 1840 quando, per mano di Carlo Alberto, ci fu l’unificazione economica col Piemonte.Nel ventennio preunitario queste regioni iniziarono la loro timida rivoluzione industriale, meccanizzando il settore tessile dapprima, poi nella metalmeccanica che fabbricava navi, motori, armi, vagoni ferroviari e talvolta qualche locomotiva, con alcuni moderni forni per la fusione della ghisa. Vennero modernizzati i trasporti e nel settore bancario, ai soliti banchi privati, si affiancò una S.p.A., il Banco di Genova, che diventò nel 1849, assieme ad un nascente Istituto Torinese, La Vanca Nazionale degli Stati Sardi, dopo l’unificazione la Banca Nazionale del Regno d’Italia e poi solo Banca d’Italia.
Cavour, nel decennio ’50 dell’800 applicò una politica inglese, tentando di inserire il liberismo nei trattati commerciali, aumentando il livello di scolarizzazione della popolazione ed estendendo la rete ferroviaria.
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