Dovendo realizzare un elaborato scritto di storia della filosofia, ho ritenuto opportuno rifarmi ad una tematica dominante nel pensiero moderno e contemporaneo: le relazioni tra filosofia e scienza. Ho scelto questo tema perché credo che sia ancora centrale nel dibattito filosofico contemporaneo. Il modo di pensare, di vedere il mondo e di considerare le cose è ancora fossilizzato su una concezione di scienza quasi onnipotente, depositaria dell'unico dogma di verità e di definitività. È un dato di fatto che nella nostra società, all'espressione "è scientifico!", tutti tacciono come di fronte ad un dogma di fede.
Questa presunzione era penetrata anche nel pensiero filosofico del secolo scorso, quando, prima con la Filosofia analitica in Gran Bretagna, poi con i pensatori del Circolo di Vienna nell'Europa continentale, si era delineato un concetto di scienza onnicomprensivo che negava ogni spazio a qualsiasi altro punto di vista del pensiero filosofico, particolarmente alla metafisica.
Di fronte a questo monopolio della scienza, l'unico che rivide il concetto di scienza, dandole il posto che le spettava all'interno del sapere umano, fu Karl Popper, che con la sua teoria della "falsificabilità" mise in discussione questo dogmatismo, riaprendo gli orizzonti del sapere anche alla metafisica, sebbene con un ruolo completamente diverso: da regina scientiarum , quale era nel Medioevo, ad ancilla scientiae , oggi.
Il lavoro si articola in quattro sezioni distinte. Nella prima prenderò in esame i contributi che la scienza contemporanea ha dato al dibattito filosofico, nella seconda analizzerò il pensiero dei filosofi della tradizione analitica, nella terza quello dei pensatori del Circolo di Vienna e infine nella quarta quello del grande epistemologo Karl Popper.
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