Descrizione:L'Adone è un poema eroico-mitologico pubblicato a Parigi nel 1623, con una dedica dell'autore al re di Francia Luigi XIII. Marino vi aveva lavorato tutta la vita, a partire dagli ultimi anni del Cinquecento. All'inizio era stato concepito come un poemetto idillico-mitologico; poi venne un vero e proprio poema, immaginato in opposizione o in competizione con la Gerusalemme liberata di Tasso, e anzi volutamente più ampio e prolisso: in effetti l'Adone consta di ben 5033 ottave e detiene il primato di poema più lungo della nostra letteratura.
Tipologia:Università
Testo completo:L'Adone è un poema eroico-mitologico pubblicato a Parigi nel 1623, con una dedica dell'autore al re di Francia Luigi XIII. Marino vi aveva lavorato tutta la vita, a partire dagli ultimi anni del Cinquecento. All'inizio era stato concepito come un poemetto idillico-mitologico; poi venne un vero e proprio poema, immaginato in opposizione o in competizione con la Gerusalemme liberata di Tasso, e anzi volutamente più ampio e prolisso: in effetti l'Adone consta di ben 5033 ottave e detiene il primato di poema più lungo della nostra letteratura.
Formalmente il poema appartiene al genere epico; in realtà il gusto anticlassicista del poeta smentisce e dissolve il codice tradizionale del genere: siamo infatti di fronte a un poema di pace più che di guerra. Inoltre, la dimensione privata e amorosa prevale ampiamente su quella pubblica e militare e lo stesso personaggio di Adone si configura come eroe non-violento, e dunque come vero e proprio anti-eroe epico. Diviene infatti re di Cipro grazie a una partita di scacchi e alla sua bellezza, non certo per le sue virtù guerriere. Un anti-eroe epico che rifiuta il potere e la guerra e sceglie l'amore. Infine, al posto della congiunzione fra storia e religione, che era a fondamento del più “regolare” poema tassesco, qui si realizza quella fra mito pagano ed edonismo. Le preoccupazioni che avevano tanto turbato Tasso non appartengono alla fantasia di Marino, che si limita a qualche concessione esteriore per evitare la censura ecclesiastica: ma ciò non bastò, e infatti la Chiesa nel 1624 pose all'Indice l'Adone.
Il poeta prende a modello soprattutto le Metamorfosi di Ovidio, preferito per il suo sensuale edonismo al Virgilio dell'Eneide, ma si rifà anche a numerosi altri autori greci come Apollonio Rodio, autore delle Argonautiche, e latini, come Lucano, Stazio, Apuleio e Claudiano, nonché al Poliziano delle Stanze per la giostra, che già aveva descritto il regno di Venere a Cipro, a Pulci, ad autori minori del Cinquecento che avevano già raccontato la favola di Venere e Adone.
Quanto al linguaggio, esso non si rifà ai criteri sanciti da Bembo o al fiorentino teorizzato dall'accademia della Crusca, ma alla lingua "comune" dell'epoca, arricchita dall'invenzione di neologismi, latinismi, dialettalismi.
Per quanto concerne la trama, i venti canti possono suddividersi in quattro blocchi:
- i canti I-IV espongono l'evento iniziale: Cupido, per vendicarsi della madre, Venere, che lo ha battuto, la induce a innamorarsi di un mortale, Adone, approdato all'isola di Cipro. Dapprima Venere vede il bel giovane addormentato e se ne innamora, poi Adone cura la dea ferita dalle spine di una rosa e a sua volta cade in amore.
- i canti V-XI narrano come Adone venga iniziato alle delizie dei cinque sensi nel giardino del piacere e successivamente a quelle dell'intelletto e delle arti. Adone apprende anche i primi elementi della scienza moderna, compare qui anche l'esaltazione di Galileo. Nel frattempo Mercurio congiunge i due amanti in matrimonio.
- i canti XII-XVI narrano le peripezie di Adone che deve superare una serie di prove di iniziazione. In particolare egli deve difendersi, aiutato da un anello fatato datogli da Venere, dagli agguati di Marte, geloso di Venere, ed è costretto a fuggire da Cipro. Imprigionato da una maga da lui non ricambiata nell'amore, riesce a fuggire tramutato in pappagallo e in tale forma assiste agli amori coniugali di Venere e Marte nel giardino del tatto. Poi fugge travestito da donna ed è catturato dai ladroni. Infine torna a Cipro e ottiene la signoria dell'isola dopo una vittoriosa partita a scacchi. Ma Adone rifiuta di esercitare il potere anche dopo che, in seguito a un concorso di bellezza da lui vinto, è nominato re dell'isola.
- i canti XVII-XX hanno per oggetto la morte di Adone, ucciso da un cinghiale mandatogli contro da Marte e reso furioso dall'amore: Adone lo aveva ferito con una freccia di Cupido; il processo al cinghiale, assolto perché mosso da amore, la sepoltura del protagonista e gli spettacoli e i giochi indetti da Venere in onore del defunto.
La critica più recente ha rinvenuto nell'Adone un preciso disegno allegorico, riscattandolo dalle accuse di disimpegno ed edonismo evasivo che avevano colpito l'opera nei secoli precedenti. Il regno di Cipro si presenta nel poema come luogo antitetico rispetto ai valori della cosiddetta società civile e cortigiana, un luogo ideale dove dominano la non-violenza, l'amore, il gioco e l'arte. Quando nel canto X Adone è condotto in cielo per istruirsi, gli vengono mostrate la grotta della Natura – dove dominano le forze irrazionali – e la casa dell'Arte, dove regna la tecnica, capace di migliorare le condizioni della vita umana: vi si considerano, per esempio, i metodi di misura del tempo, l'arte della stampa e infine il telescopio di Galileo. Se si aggiunge il parallelo finale appena adombrato e nondimeno percepibile fra la morte di Adone e quella di Cristo, sembra che dal poema emerga, attraverso la struttura allegorica, un messaggio ideologico volto a esaltare gli effetti benefici dell'amore per cui sono morti Cristo e Adone e che si configura per questa via come aspirazione a una palingenesi dell'umanità per mezzo dell'amore, dell'arte, della scienza, insomma della civiltà in contrapposizione alla natura e alla barbarie. Non si può escludere, a questo proposito, un'influenza filosofica dei libertini francesi e precisamente della loro cultura ispirata al materialismo epicureo.