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Al Gore - Una scomoda verita

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  • Descrizione: C’era una volta il pianeta terra anticamera dello sviluppo della civiltà umana; c’era una volta un luogo dove la natura la faceva da padrona, in cui tutti i cambiamenti erano in funzione della sua stessa evoluzione, in cui ogni singolo essere vivente poteva ritenersi figlio di una comune madre e prodotto di una serie di coincidenze e leggi da essa stabilite. C’era una volta la culla dell’umanità, meravigliosa in tutte le sue manifestazioni, dalle valli solcate dai fiumi, ai monti coi loro ghiacciai, dalle isole incontaminate degli oceani alla selvaggia e lussureggiante vegetazione delle foreste tropicali.
  • Tipologia: Superiori
  • Testo completo:

    C’era una volta il pianeta terra anticamera dello sviluppo della civiltà umana; c’era una volta un luogo dove la natura la faceva da padrona, in cui tutti i cambiamenti erano in funzione della sua stessa evoluzione, in cui ogni singolo essere vivente poteva ritenersi figlio di una comune madre e prodotto di una serie di coincidenze e leggi da essa stabilite. C’era una volta la culla dell’umanità, meravigliosa in tutte le sue manifestazioni, dalle valli solcate dai fiumi, ai monti coi loro ghiacciai, dalle isole incontaminate degli oceani alla selvaggia e lussureggiante vegetazione delle foreste tropicali. Quella raccontata dal film “Una scomoda verità” è una bellissima storia, forse la più bella delle favole perché racchiude un po’ quella di tutti noi esseri umani e di ciò che ci circonda; essa inizia con un “c’era una volta” che si ambienta nell’alba dei tempi e si protrae all’infinito arricchendosi sempre di nuovi capitoli. Quella narrata da Al Gore (l’ex futuro presidente degli stati uniti, vice presidente dell’amministrazione Clinton, e sconfitto alle elezioni del 2001 dal Bush repubblicano) è una verità, pura e semplice, ricavata dalle tracce che la natura ci ha lasciate delle ere precedenti e racchiusa tutta in quella massa sferica “piccola, azzurra e meravigliosa nel silenzio eterno in cui fluttua” vedere la quale “significa vedere noi stessi come abitanti della terra, tutti insieme, fratelli su quell’incanto luccicante in mezzo al cielo eterno: fratelli consapevoli di esser tali”, così scriveva Archibald MacLeish osservando la prima fotografia del globo scattata dallo spazio nota ancora oggi col nome di Earth Rise (Alba Terrestre). E infatti è simbolicamente da quel 24 Dicembre 1968 che comincia una nuova fase nella storia della Terra, questa volta non più scritta per intero dalla natura bensì in egual misura dalla più perfetta delle sue creazioni: l’uomo. Questi infatti aveva superato le sue leggi che lo volevano ancorato al suolo terrestre e, servendosi di altre non solo si era levato in volo, ma era pure uscito al di fuori del suo infinitamente piccolo mondo alla ricerca di più ampie verità per dissetare la sua sete di saperi. L’umanità aveva in sostanza pareggiato i conti con la natura e aveva festeggiato tutta insieme di fronte all’atterraggio lunare come se stesse assistendo al proprio trionfo. E sarebbe stato proprio tale, se l’uomo, oltre a rendersi conto di esser divenuto tanto potente da poter compartecipare ai cambiamenti sino ad allora determinati dal costante divenire naturale, avesse assunto da grandi potenzialità pari responsabilità. Probabilmente, anzi sicuramente non è stato così, e questa è l’altra grande verità del documentario firmato Al Gore. Quale delle due verità illustrate dal politico ambientalista sia la più scomoda non è difficile scoprirlo: è certamente la prima. Ben più terrificante è infatti scoprire, per mezzo di un confronto con le epoche successive, quanto l’uomo abbia avuto impatto sull’ambiente in cui vive, invece che ammettere senza rimorsi facendo buon viso a cattivo gioco la sua determinante responsabilità nell’impatto ambientale. E in questo perverso gioco di consapevolezza-menefreghismo, del cui crimine l’umanità intera si è macchiata per decenni, senza dubbio è molto scomodo diffondere e riportare quanto la terra fosse bella prima dell’arrivo dell’uomo e quanto essa stesse soffrendo ora la sua scelleratezza. La denuncia presentata nel film suona come un ultimo monito a ogni singolo essere umano e a tutti i politici del mondo perché promuovano politiche e comportamenti più consoni a un modello di vita nonché di economia sempre più rispettoso dell’ambiente. La paura della perdita di tutto ciò che è più caro è una componente psicologica umana su cui punta Gore per la sensibilizzazione. La campagna viene lanciata in un periodo particolare in cui gli uomini stanno vivendo sulla loro pelle i cambiamenti climatici dovuti al surriscaldamento globale per effetto dei gas serra e sono perciò più sensibili a tale problematica; e il fatto stesso che a presentare tabelle e dati sia un uomo comune, e non un esperto climatologo o scienziato, come Al Gore, costituisce il messaggio essenziale del documentario a testimonianza di quanto la tematica non riguardi un gruppo ristretto di studiosi, bensì l’intera popolazione mondiale. Il film si delinea dunque su questo sottile filo, e vede il politico impegnato in uno dei suoi tanti convegni presentare una situazione critica, analizzata in ambiti rigorosamente scientifici, con la semplice terminologia di una persona qualunque. Il messaggio risulta dirompente e quantomai travolgente, la lineare e diretta presentazione dei dati scientifici e tabelle ad essi relative sta a sottolineare l’inconfutabilità delle prove e l’indiscutibilità di ciò che sta accadendo. Lo spettatore, nonostante l’infelice presentazione che a volte appare quasi a scopi propagandistici di avvenimenti strettamente riguardanti la sfera familiare di Al Gore (il che lascia preludere a un’altra eventuale candidatura alla casa bianca), è portato a una intensa riflessione interiore e alla conseguente consapevolezza del peso di ogni sua singola azione. Quella dell’ex vicepresidente è infatti una campagna di sensibilizzazione compiuta intelligentemente con metodi moderni e mossa da un profondo impegno del politico il quale non si risparmia dal criticare l’attuale amministrazione americana.

    “Ora tocca a noi usare la nostra democrazia e la capacità che Dio ci ha concesso di guardare al futuro, per fare una scelta morale e dare una svolta alla politica” dice infine Gore, perché il problema è anche morale e l’uomo ha il dovere di proteggere e conservare la “sua sola casa”, perché quel puntino azzurrino immerso nel vuoto spaziale e tanto meraviglioso rimanga tale, perché alle future generazioni non si debba esser costretti a dir “c’era una volta…” senza darvi un seguito.

    “E’ questa la posta in gioco. Se saremo in grado di continuare a vivere sul pianeta Terra, se avremo un futuro come civiltà”.

    “Io credo che questo sia un imperativo morale…”

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