Descrizione:Il potere esecutivo in Egitto è affidato a consigli locali e centrali; il consiglio e il tribunale sono le istituzioni cui è affidata la risoluzione dei contenziosi e l’amministrazione della giustizia nell’ambito del diritto pubblico. Il consiglio era formato dagli anziani e dalle personalità principali della comunità; ad esso era affidata la risoluzione dei contenziosi locali. La competenza di questa autorità investiva tutta la vita del villaggio.
Tipologia:Università
Testo completo:Il potere esecutivo in Egitto è affidato a consigli locali e centrali; il consiglio e il tribunale sono le istituzioni cui è affidata la risoluzione dei contenziosi e l’amministrazione della giustizia nell’ambito del diritto pubblico.
Il consiglio era formato dagli anziani e dalle personalità principali della comunità; ad esso era affidata la risoluzione dei contenziosi locali. La competenza di questa autorità investiva tutta la vita del villaggio. Per reati gravi, il consiglio era sostituito dal tribunale, che dipendeva dal visir. L’amministrazione della giustizia si esprime attraverso un contraddittorio che vede le due parti in lite affermare la propria tesi davanti ad una corte presieduta dalla figura più autorevole della comunità.
A partire dal Nuovo Regno, in questo sistema si afferma il giuramento: esso testimonia un’amministrazione della giustizia posta direttamente sotto l’autorità della divinità, che ne garantisce la veridicità. Questo legame col divino è affermato anche dal luogo in cui viene amministrata questa giustizia, cioè il portale del santuario del dio chiamato a garante, mentre il ruolo di giudici è affidato ad un gruppo specifico di sacerdoti, i laocrites.
Il principio che regola la giustizia è quello redistributivo: tale meccanismo è evidente nel giudizio oltremondano, durante il quale il defunto vede proclamata la sua condizione di giusto davanti ad una corte di giudici infernali che potrebbe diversamente decretarne l’annientamento.
Espressione di questo principio è il “conteggio delle azioni” affidato a Thot; la scena del giudizio dell’anima (psicostasia) costituisce la rappresentazione di un giudizio che deve aver avuto a modello la pratica terrena.
Il defunto è introdotto davanti ad una corte, alla quale proclama la propria condizione di giusto; il suo cuore viene pesato, e se esso lo conferma nella sua professione di innocenza, il defunto è proclamato giusto; allora viene presentato in trionfo al cospetto di Osiride ed ammesso tra i beati.
Se invece il cuore non supera la pesatura, un mostro presso la bilancia è incaricato di annientare il dannato. Trasponendo questa scena nell’amministrazione della giustizia, la dichiarazione dell’imputato viene giudicata da un dio o da una corte di giudici divini con un proprio presidente cui è affidata la risoluzione del giudizio.
A capo del sistema di tribunali è il visir: a lui possono essere rivolti gli appelli provenienti dai tribunali locali, a garanzia di un’amministrazione distribuita in diversi gradi di giudizio.
Le pene comminate potevano essere estremamente varie: da quelle amministrative, che consistevano nel risarcimento della parte lesa nelle cause di diritto privato, si passa a pene più severe, comprese quelle corporali, per giungere, nei casi più gravi, alla pena capitale.