Descrizione:Nel periodo centrale dell’Antico Regno, l’amministrazione appare ben articolata. Immediatamente al di sotto del re si trovavano gli alti funzionari, che rivestivano cariche di larga competenza, il cui principale rappresentante era il visir. Nel medesimo livello erano inclusi anche i quadri superiori dell’amministrazione provinciale e quelli delle regioni di frontiera. Seguivano i dirigenti degli Archivi centrali per la gestione delle imposte e della manodopera, degli uffici giudiziari, del Granaio, del Tesoro, quindi i responsabili di settori specifici.
Tipologia:Università
Testo completo:Nel periodo centrale dell’Antico Regno, l’amministrazione appare ben articolata. Immediatamente al di sotto del re si trovavano gli alti funzionari, che rivestivano cariche di larga competenza, il cui principale rappresentante era il visir. Nel medesimo livello erano inclusi anche i quadri superiori dell’amministrazione provinciale e quelli delle regioni di frontiera. Seguivano i dirigenti degli Archivi centrali per la gestione delle imposte e della manodopera, degli uffici giudiziari, del Granaio, del Tesoro, quindi i responsabili di settori specifici. Sono attestati numerosi funzionari operativi, che si fregiavano di titoli di portata più generale, e la base degli impiegati, qualificati come “scribi”. Al di sotto di questa élite burocratica si trovava la massa degli illetterati, in particolare dei contadini, che non godeva del privilegio di una sepoltura dignitosa. Della base della popolazione restano poche tracce archeologiche, la rappresentazione delle loro attività sui rilievi e le pitture delle tombe dei membri dell’élite, e qualche allusione letteraria. Nel corso dell’Antico Regno, assunsero un ruolo intermedio gli artigiani, soprattutto quelli che lavoravano per il sovrano o per i templi, che raggiunsero talvolta un certo livello di benessere. La loro importanza crebbe durante il Nuovo Regno, come prova la documentazione relativa a Deir el-Medina, i cui abitanti, artigiani d’alto livello, godevano di numerosi privilegi.
A capo di ogni settore amministrativo vi era un soprintendente, coadiuvato da ispettori, e talvolta anche da un soprintendente degli ispettori, da direttori e da sotto-direttori, da cui dipendevano gli impiegati, che potevano avere a disposizione aiutanti o apprendisti.
Questi settori in cui era organizzato lo stato non devono essere considerati come compartimenti stagni: la maggior parte dei funzionari, infatti, soprattutto ai livelli più alti, era insignita di titoli relativi agli ambiti più diversi. La versatilità delle cariche, che rafforzava l’unità globale del sistema, può essere considerata una delle principali caratteristiche della struttura amministrativa egizia. I funzionari, inoltre, potevano fregiarsi simultaneamente di titoli di diverso livello nella stessa area amministrativa. Gli elenchi dei titoli presenti nelle tombe riportano tutte le cariche ricoperte dal funzionario durante la sua vita attiva in seguito a promozioni successive, e non soltanto quelle occupate al momento della morte. La moltiplicazione dei titoli è un segno del potere raggiunto da un funzionario all’interno dell’amministrazione e del posto di prestigio da lui occupato nella società. Per volontà del re, che poteva promuovere i suoi funzionari per le loro competenze, ridefinire le loro responsabilità o accordar loro specifici privilegi, anche un personaggio di origini modeste poteva aver accesso alle più alte cariche dello stato.
Si conoscono alcune migliaia di titoli portati dai funzionari egizi, che si differenziano per il settore di attività cui fanno riferimento e per il grado d’importanza. Questi possono essere titoli attribuiti regolarmente, corrispondenti a “posti” esistenti indipendentemente dal detentore della carica. Sono noti titoli diversi per indicare le medesime funzioni. Vi sono titoli molto rari, di cui si conoscono solo sporadiche o uniche attestazioni, che possono corrispondere sia a epiteti utilizzati in un contesto di autoesaltazione, sia a funzionari creati in occasione di necessità particolari e temporanee, sia a titoli destinati ad accordare benefici speciali ai loro detentori. Esistono alcuni titoli di cui non si sono ancora compresi il significato e l’effettiva portata, e altri la cui interpretazione è controversa.
Funzionari specifici si occupavano del sovrano; altri erano addetti alla gestione del Palazzo e si occupavano degli archivi regali, ove operavano numerosi “Scribi degli atti regali”, che potevano essere temporaneamente distaccati presso altre istituzioni. Di frequente, il visir rivestiva anche le funzioni di “Soprintendente degli Scribi degli atti regali”.
Dagli uffici centrali dipendeva l’amministrazione della giustizia, affidata a sotto-settori specifici come la hut-huret, la djadjat e la usehet, che potevano essere situate presso la residenza ma anche essere dislocate nelle province. Oltre ai giudici ed ai consiglieri giudiziari, vi operavano degli scribi, sia specializzati nelle discipline giuridiche, sia generici, assunti per fungere da segretari.
Uno stretto legame esisteva tra l’amministrazione degli Archivi, la gestione degli atti e dei decreti regali, e quella dei Lavori. Spesso i “Soprintendenti degli Scribi degli atti regali” erano anche “Soprintendenti dei lavori regali”. Degli Archivi centrali facevano parte, oltre all’archivio propriamente detto, l’ufficio del registro e il “centro di ripartizione”, da cui era gestita buona parte dell’economia del Paese. La prova dell’esistenza di questi tre sotto-settori è fornita non solo dai titoli dei funzionari, ma anche dalla loro menzione in due decreti promulgati da Pepy II, oggi definiti decreti di Koptos B e C.
Fungevano da raccordo tra i vari settori numerosi scribi, distaccati nei differenti uffici per raccogliere le informazioni necessarie al buon funzionamento dello Stato. Alcuni di essi operavano direttamente nei campi per registrare i dati relativi alle fasi agricole e al raccolto, che poi comunicavano ai loro superiori. Questi provvedevano poi a stabilire il contributo che un dato terreno doveva fornire ai granai dello Stato o dei templi, i principali dei quali erano istituzioni economiche.
Importante era il per hery-udjeb, che rappresentava un centro di ripartizione dei beni e di personale destinato alle corvées nei campi o sui cantieri. I beni erano raccolti in questo ufficio che si trovava nella capitale, ma aveva diramazioni anche nelle province. Qui i beni entranti erano quantificati e trasformati, nel caso delle materie prime, e in seguito ridistribuiti tra gli aventi diritto attraverso le istituzioni deputate a tal fine. Questo sistema ridistribuivo, alla base dell’economia egizia, è ben documentato nei papiri di Abusir, risalenti alla V dinastia.
Da essi si apprende che le fonti di approvvigionamento del tempio erano da una parte il Palazzo, e dall’altra il tempio solare. Questo era rifornito da un organismo secondario nel quale erano centralizzati i beni provenienti dalle terre dipendenti dai templi. Il territorio era disseminato di “fondazioni pie” e di proprietà fondiarie che potevano appartenere ai re, ai templi o anche a privati. I loro prodotti erano destinati ad alimentare i culti che si svolgevano non solo nei templi dei sovrani defunti, ma anche nelle tombe dei dignitari. Quelli provenienti dalle fondazioni pie regali confluivano nel centro di ripartizione in quantità stabilite, da dove venivano ridistribuiti ai vari templi funerari. Il buon funzionamento di questo sistema era garantito da centri di raccolta intermedi. Le quantità di prodotti versate dal Palazzo ai templi erano considerevoli: esse dovevano servire non solo alle cerimonie di culto, ma anche a mantenere i sacerdoti e i dipendenti fissi del tempio, i funzionari che vi prestavano servizio mensilmente e tutti gli artigiani che vi gravitavano attorno.
A partire dal Nuovo Regno, i templi divennero sempre più autonomi da un punto di vista economico, gestendo direttamente le proprietà terriere e propri granai, laboratori, magazzini, che potevano contare su personale specifico dipendente dal tempio stesso. A capo dell’amministrazione dei templi poteva trovarsi lo stesso visir, o alti funzionari, che si facevano rappresentare da funzionari da loro scelti e da scribi. Accanto ai sacerdoti, che potevano avere cariche civili, in una struttura templare lavoravano artigiani, guardie e personale di servizio, nonché contadini e magazzinieri.