Descrizione:Il primo impiego dell’arco in una grande costruzione utilitaria in Roma è quello dei magazzini, detti Porticus Aemilia, costruiti presso il Tevere nella prima metà del secondo secolo a.C. con circa duecento camere coperte con volta a botte posante su pilastri e l’Emporium costruito nel 174. Sono queste costruzioni utilitarie le più precoci testimonianze di edifici di ampia mole a Roma. Dall’arco si sviluppò la volta a botte tra il III e il II secolo. In età tardo repubblicana si sviluppa la volta a crociera e in età neroniana e flavia si sviluppa l’uso della cupola emisferica.
Tipologia:Università
Testo completo:Il primo impiego dell’arco in una grande costruzione utilitaria in Roma è quello dei magazzini, detti Porticus Aemilia, costruiti presso il Tevere nella prima metà del secondo secolo a.C. con circa duecento camere coperte con volta a botte posante su pilastri e l’Emporium costruito nel 174.
Sono queste costruzioni utilitarie le più precoci testimonianze di edifici di ampia mole a Roma.
Dall’arco si sviluppò la volta a botte tra il III e il II secolo. In età tardo repubblicana si sviluppa la volta a crociera e in età neroniana e flavia si sviluppa l’uso della cupola emisferica.
Durante la conquista romana della Macedonia, diretti esempi di modesta architettura ellenistica erano giunti a Roma. Macedonio incaricò l’architetto Ermodoros di Salamina di costruire il modesto tempio di Giove Statore che fu a Roma il primo tempio in Marmo; in seguito però si continuò a costruire in tifo.
L'architettura romana conosce il primo grande impulso autonomo tra il 120 e il 180 a.C. in età Sillana. Prevale allora la pietra calcarea per i rivestimenti e le colonne. E’ una pietra quasi bianca che si adatta per imitare il marmo.
L’ultima età repubblicana e l’età augustea non svilupparono però le premesse tecniche e artistiche poste da quella eccezionale generazione di architetti dell’età di Silla. L’età augustea che produce una vera e propria arte di corte rappresenta una parentesi nello sviluppo autonomo dell’arte romana. Le premesse poste nell’età Sillana ebbero una ripresa solo alla fine dell’età di Claudio e poi uno sviluppo in quella di Nerone.
L’architettura Sillana usò ancora, accanto alla pietra calcarea il tufo e il peperino. Alla fine della repubblica erano in largo uso rivestimenti di mattono e a partire dal I secolo d.C. grandi fabbriche di mattoni e tegole vengono istituite su scala industriale da artigiani.
L’esempio più grandioso dell’architettura di questo tempo è il monumentale complesso del tempio della Fortuna a Palestrina, dove si possono trovare una serie numerosa di iscrizioni su basi votive e su elementi architettonici. Queste dediche recano nomi di famiglie, che non compaiono più nelle iscrizioni, dedicatorie o funerarie, della colonia sillana: esse attesterebbero quindi la feroce rappresaglia ordinata da Silla, cioè il massacro di tutti i maschi adulti delle antiche famiglie e perciò la consistenza del santuario in età pre-sillana.
Una datazione delle epigrafi è possibile, perché molte delle dediche sono poste da associazioni di artigiani rette da liberti, e i nomi di questi sono accompagnati dal cognome: particolarità questa che si trova a partire dal 112-111 a.C. e che non compare più dopo il 71 a.C.
Le caratteristiche più notevoli del santuario sono molte: la prima è l’impianto scenografico: sette livelli su terrazze, abilmente calcolato, le rampe porticate sono chiuse sul lato verso la valle, in modo che il colpo d’occhio si palesava improvviso a chi usciva in cima alla rampa e si trovava in pieno entro il complesso architettonico. Un’altra caratteristica è che tutte le strutture dei porticati o delle esedre che si elevano dalla quarta terrazza sono in concrezione e a volta, ma la loro fronte era rivestita di forme tradizionali ellenistiche a trabeazioni diritte. La terza è il congiungimento del luogo di culto con un area a forma di cavea teatrale.
Un tipo di edificio che andò formandosi in età repubblicana fu la Basilica: una costruzione a pianta rettangolare con o senza portico esterno su uno dei lati lunghi, interiormente divisa in tre navate e spesso munita di un abside semicircolare sul lato più breve di fondo. Questi edifici servivano per l’amministrazione della giustizia.
Sull’origine sembra logico l’adattamento alle particolari esigenze romane di un tipo di edificio pubblico esistente nelle città della Magna Grecia. Una moneta del 65 a.C. mostra l’interno a due piani, con l’ornamento degli scudi in bronzo dorato della Basilica Fulvia poi rinominata Emilia perché ricostruita da questa famiglia.
La mancanza di un accettabile nomenclature latina indica come tra Silla e Augusto l’architettura Romana non avesse trovato una sua sistemazione teorica e nemmeno precettistica; era rimasta mera tecnica pratica nonostante il suo originale sviluppo di tipi architettonici. A questo tempo risale la tipologia delle grandi costruzioni sepolcrali, il tipo più grandioso è quello a pianta rotonda con copertura a volta. Al di sopra di queste si elevava il tumulo di terra come nei tumuli etruschi.
Uno degli esempi più noti è il sepolcro di Cecilia Metella sulla via Appia in forma di una grande struttura cilindrica su basamento quadrato, il tutto rivestito in travertino.
Innovazioni architettoniche non si incontrano sino al tempo di Claudio (41-54 d.C.) quando viene in uso il costruire a grandi blocchi solo rozzamente squadrati, talvolta anche con protuberanze irregolari come si vede nella porta Maggiore.
Una svolta decisiva nell’architettura romana avviene solo al tempo di Nerone. Qualche accenno si ha nella Domus Transitoria e Domus Aurea, lo sviluppo proseguiva nel palazzo dei Flavi sul Palatino e nei mercati di Traiano. Con Adriano si avranno ulteriori innovazioni ardite nelle quali trovarono pieno svolgimento le ricerche iniziate al tempo di Nerone.
Si può affermare che l’architetto della Domus Aurea, Severus, col suo collaboratore Celer, furono i primi a costruire un edificio secondo nuovi principi e a sfruttare quelle tecniche che erano state sperimentate solo in senso strutturale.
In Grecia l’architettura aveva mantenuto un carattere del tutto unitario assumendo come norma, per ogni tipo di edificio, le articolazioni del tempio periptero. A Roma invece mentre il tempio si uniformava a quello Greco, si creano tipi di edifici strettamente corrispondenti allo scopo utilitario ai quali dovevano servire, ma si seguitò a usare gli elementi greci come ornamento esteriore.
Un'altra fondamentale differenza tra l’architettura greca e romana si può cogliere osservando come la tecnica dei muri costruiti a blocchi quadrati, che rimase sempre in uso in Grecia, dava alle pareti una consistenza strutturale massiccia. Invece la parete romana, di mattoni o di piccoli elementi tenuti insieme dalla malta, più che avere un senso di struttura portante viene intesa come un elemento inerte per racchiudere uno spazio, un guscio che separa un ambiente dall’altro.
L’età neroniana segna una svolta importante nell’arte romana: si può riconoscere l’insorgere di una nuova concezione spaziale, che nella pittura produce le decorazioni parietali fantastiche, ma inizia inizia quel disfacimento della forma e della sostanza pittorica che condurrà poi nuovamente all’abolizione della prospettiva spaziale, anche se con significato diverso di quello della sua assenza alle origini. Nell’architettura invece lo spazio interno si svilupperà in forme grandiose e durature.