Descrizione:Produttivitā, composizionalitā e doppia articolazione permettono di formulare cinque principi sui quali la linguistica di questo secolo opera, essi sono: - Livelli di analisi: per affrontare lo studio delle lingue č necessario scomporle in diversi livelli di analisi che sono fonologia, morfologia, sintassi e lessico; - Gerarchia dei livelli: tra i livelli di analisi esiste una gerarchia e precisamente al 1° livello vi č la fonologia, in quanto i suoni formano elementi morfologici che formano parole, che formano enunciati.
Tipologia:Università
Testo completo:Produttività, composizionalità e doppia articolazione permettono di formulare cinque principi sui quali la linguistica di questo secolo opera, essi sono:
- Livelli di analisi: per affrontare lo studio delle lingue è necessario scomporle in diversi livelli di analisi che sono fonologia, morfologia, sintassi e lessico
- Gerarchia dei livelli: tra i livelli di analisi esiste una gerarchia e precisamente al 1° livello vi è la fonologia, in quanto i suoni formano elementi morfologici che formano parole, che formano enunciati. L'enunciato è il prodotto dell'impiego dei codici;
- Segmentazione: su ciascun livello di analisi è possibile operare delle segmentazioni, ovvero spezzare la catena in elementi. Ricalca la doppia articolazione.
- Unità minime: la segmentazione arriva fino ad un'unità che non può essere ulteriormente segmentata e viene chiamata unità minima. L'unità minima esiste per ogni livello.
- Economia e ricorrenza: le unità minime sono in numero limitato e sono ricorrenti. Ad esempio, nessuna lingua ha più di una quarantina di unità fonologiche o fonemi che combinandosi danno luogo ad un numero molto più alto unità morfologiche ecc.
Il processo di inserimento di frasi relative nel corpo di un enunciato precedente si basa su un meccanismo chiamato “regola della relativa”: “un nome può essere sostituito da se stesso più una relativa ad esso collegata”. Ad esempio, le seguenti frasi hanno lo stesso senso: Luigi sta dormendo; Luigi, che ha bevuto la camomilla, dorme; Luigi, che ha bevuto la camomilla che gli hai portato tu, dorme.
Questa regola può essere applicata al risultato della sua applicazione ed è per questo che si dice ricorsiva. Quando in un codice possono esistere regole ricorrenti si parla di ricorsività. Non tutti i codici sono ricorsivi, ad esempio non lo sono quelli animali, e pochi nella misura di quelli verbali.
Si chiama coesione il fenomeno per cui le lingue possono creare relazioni tra i diversi elementi degli enunciati e riescono ad indicare in qualche modo quali elementi sono in relazione fra di loro. In un enunciato inglese come “we like dogs” l'ordine delle parole fa capire che la prima parola è il soggetto del verbo e che la terza è il suo complemento oggetto. In latino ed anche in tedesco, invece, la struttura stessa delle parole cambia e fa capire di che elemento si tratta.
Le lingue possono formare enunciati che possono riportare dentro di sé altri enunciati emessi in altra occasione: questo fenomeno è noto col nome di citazione, come nella frase: “Gli ha detto: << Non ne posso più>>”.
La decitazione, invece, consiste nella cancellazione virtuale di una serie di elementi e nell'emissione di una serie nuova: “Mi ha dato uno schiaffo. O una carezza violenta?”, “uno schiaffo” è stato come annullato dall'emittente e quindi de-citato. Questa proprietà è esclusivamente tipica delle lingue verbali, in quanto non appare in nessun altro sistema di comunicazione che permetta le stesse prestazioni. Inoltre permette la nascita di una possibilità unica delle lingue, la “narrazione”. Il fatto di disporre di citazioni, rende le lingue verbali codici narrativi.
La proprietà chiamata posizionalità si manifesta nelle lingue verbali nel seguente modo. Secondo Saussure, nel nostro magazzino della memoria, gli elementi linguistici si dispongono secondo un asse paradigmatico non ordinato, contenente virtualmente tutte le parole.
Per poter formare un enunciato, prendiamo gli elementi e li disponiamo su un asse sintagmatico, linearmente, dove ogni elemento occupa un posto determinato. Prendiamo la frase “Oggi il postino è in ritardo”, per essere disposti sull'asse sintagmatico, gli elementi linguistici possono dover subire modificazioni ed assumere una forma determinata. Ad esempio l'articolo determinato che precede “postino” assume le forma fonica “il” in quanto la parola comincia con “p”, se fosse stato “spazzino” avrebbe assunto la forma fonica “lo”. Questo dimostra che l'asse sintagmatico è attivo su tutti gli elementi che entrano in combinazione ed è per questo che nell'asse sintagmatico si dice che vi sia un ambiente sintagmatico per ogni elemento linguistico che influenza il suo comportamento.
Le lingue sono contestuali in quanto possono essere adoperate in specifici contesti al di fuori dei quali i loro enunciati perdono ogni senso. Una parte di enunciati si spiega solamente in quanto è inserita in un tessuto di altri enunciati. “Io no” si giustifica grammaticalmente come risposta ad una domanda del tipo “Io vado al cinema, e tu?”. In altri termini il funzionamento di un alto numero di enunciati dipende dal contesto linguistico di cui essi fanno parte. Una parte di enunciati ha senso solo se fa riferimento ad un quadro oggettivo esterno. “Dammi quello” ha senso solo in una situazione di enunciazioni in cui ci siano oggetti a cui “quello” possa essere collegato.
Le lingue verbali hanno una varietà di realizzazioni sostanziali. La sostanza è primariamente fonica e sembra essere la migliore soluzione possibile per esse. La sostanza fonica permette una grande varietà di realizzazioni. Un enunciato può essere pronunciato, urlato, bisbigliato, contato. L'importante è che non venga perduto nessuno degli elementi che compongono l'enunciato. Questa relativa “indipendenza” dell'enunciato dalla modalità della sua realizzazione, si manifesta nella trasferibilità dell'enunciato in un'altra sostanza dell'espressione, pur rimanendo un enunciato verbale. Le lingue possono essere trasferite in scrittura (sostanza grafica) che a sua volta permette una varietà di realizzazioni: come, ad esempio, i diversi caratteri.
Il parlato è antropologicamente prioritario rispetto allo scritto: tutte le lingue che hanno forma scritta sono state parlate, mentre non è vero l'opposto. Inoltre, ogni individuo impara prima, spontaneamente a parlare e solo in un secondo tempo a scrivere. Il canale fonico acustico e l'uso parlato presentano una serie di vantaggi biologici e funzionali rispetto all'uso scritto:
- possono essere utilizzati in qualsiasi circostanza (serve solo la presenza dell'aria)
- non ostacolano altre attività e possono essere usati in concomitanza ad altre attività fisiche
- permettono la localizzazione della fonte di emittenza del messaggio
- l'esecuzione parlata è più rapida di quella scritta
- il messaggio è evanescente.
Nelle società moderne, però, lo scritto ha una maggiore importanza: è la norma dell'istruzione scolastica, della tradizione letteraria, ha validità giuridica.
Con la lingua è possibile dare un'espressione a qualsiasi contenuto ed è possibile adempiere ad una lista molto ampia di funzioni diverse:
- esprimere un pensiero
- trasmettere informazioni
- instaurare rapporti sociali
- manifestare sentimenti
- risolvere problemi (uso scientifico della lingua)
- creare mondi possibili (impiego letterario)
Roman Jakobs identifica 6 classi di funzioni della lingua:
- Funzione emotiva: un messaggio che esprime sensazioni del parlante
- Funzione metalinguistica: un messaggio volto a specificare aspetti del codice: “ho detto pollo e non polo”
- Funzione referenziale: un messaggio volto a fornire informazioni sulla realtà esterna o contesto: “L'intercity è in partenza alle ...”
- Funzione conativa: un messaggio volto a far agire il ricevente: “chiudi la porta!”
- Funzione fàtica: un messaggio volto a creare, mantenere o interrompere il contatto con l'interlocutore (saluti, esclamazioni, interiezioni)
- Funzione poetica: quando arricchiamo la nostra esposizione con vocaboli non essenziali che rendono più armonico il discorso.