Descrizione:La riforma della scuola e dell'università italiana introdotta dal Ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, ha portato gli studenti di tutta Italia a scendere in piazza durante l'autunno 2008, dando vita ad un vero e proprio movimento di protesta. Insegnanti, genitori, studenti delle scuole superiori e delle università hanno fatto sentire la loro voce, per contrastare le innovazioni introdotte dal nuovo ministro.
Tipologia:Superiori
Testo completo:La riforma della scuola e
dell'università italiana introdotta dal Ministro
dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, ha portato gli studenti di
tutta Italia a scendere in piazza durante l'autunno 2008, dando vita
ad un vero e proprio movimento di protesta. Insegnanti, genitori,
studenti delle scuole superiori e delle università hanno fatto
sentire la loro voce, per contrastare le innovazioni introdotte dal
nuovo ministro. La nascita del movimento studentesco, a cui è
stato dato il nome di “Onda" o "Onda Anomala", è
legata all'approvazione dei Decreti Legge 112/2008 e 137/2008,
adottati durante l'estate e convertiti nella Legge 133 del 6 agosto
2008 e nella Legge 169 del 29 ottobre 2008. L'Onda ha criticato i
provvedimenti legislativi, sostenendo che violavano alcuni articoli
della Costituzione italiana e che avrebbero portato alla scomparsa di
molti posti di lavoro, all'abbassamento di qualità delle
istituzioni della formazione e all'aumento delle tasse universitarie,
rendendo così l'istruzione universitaria inaccessibile ai meno
abbienti. Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, il Ministro
dell'Economia e Finanze, Giulio Tremonti e il Ministro
dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, si sono sempre difesi dalle
accuse.
Il Decreto Legge sulla scuola primaria e secondaria
prevede la reintroduzione del maestro unico nella scuola primaria al
posto del precedente sistema con 3 insegnanti per ogni 2 classi e un
orario compreso tra le 27 e le 30 ore settimanali e dalle 30 alle 32
ore per il tempo pieno. Questo provvedimento, secondo il ministro,
era necessario per adeguare il rapporto tra studenti e insegnanti
alla media europea. Per la scuola secondaria invece è stata
prevista la reintroduzione del voto in condotta, che può fare
media con gli altri esami ed eventualmente determinare la bocciatura
di uno studente. Questi provvedimenti hanno suscitato diverse
polemiche: le famiglie erano preoccupate del fatto che la diminuzione
delle ore scolastiche e l'introduzione del maestro unico avrebbe
potuto portare una riduzione del tempo pieno, anche se il ministro
Gelmini ha in più occasioni sostenuto che il nuovo sistema, al
contrario, avrebbe esteso il tempo pieno. Il voto in condotta è
stato fortemente criticato dagli studenti, preoccupati di un uso
eccessivo e molto spesso immotivato da parte dei docenti. Il Decreto
sulle Università prevede invece disposizioni urgenti per il
diritto allo studio, la valorizzazione del merito e la qualità
del sistema universitario e della ricerca. Gli obiettivi principali
sono: l'introduzione di nuove procedure di valutazione degli
aspiranti professori e nuove modalità di assunzione, col
divieto, per gli atenei ritenuti troppo onerosi, di bandire nuovi
concorsi per l'assunzione di docenti, ricercatori o personale
amministrativo. Inoltre si è parlato della possibilità
di trasformare le università in fondazioni private, lasciando
a tutti gli atenei la facoltà di scegliere. La finanziaria ha
previsto tagli necessari, che nel settore dell'istruzione porteranno
ad una politica di tagli al personale per un totale di circa 87.000
insegnanti e 44.000 tecnici. Alle proteste sindacali, il ministro
Gelmini ha risposto che le scuole rappresentano un'agenzia educativa,
e non un’istituzione per moltiplicare posti di lavoro ed il
provvedimento era necessario in quanto il 97% della spesa scolastica
è in stipendi.
Le proteste all'interno delle scuole
elementari, medie inferiori e medie superiori si sono rapidamente
diffuse in tutta Italia e nelle università sono sorte molte
proteste. Oltre a numerose manifestazioni locali, cortei autorizzati
e non, che hanno percorso tutte le città d'Italia dall'inizio
di ottobre 2008, sono state organizzate varie manifestazione
nazionali in occasione degli scioperi convocati da diversi sindacati:
il 17 ottobre 2008 a Roma e a Milano è stato indetto il 1°
NO GELMINI DAY in occasione dello sciopero dei sindacati di base; il
30 ottobre 2008 si è svolto il 2° NO GELMINI DAY in
occasione dello sciopero nazionale della scuola della CGIL; il 14
novembre 2008 si è svolto a Roma, il 3° NO GELMINI DAY in
occasione dello sciopero nazionale dell'università della CGIL
e il 12 dicembre 2008 la protesta è continuata in molte città
in occasione dello sciopero generale indetto dalla CGIL e dai
Sindacati di Base. Le manifestazioni di protesta dell'Onda hanno
rispecchiato quelle tradizionali dei movimenti studenteschi del ’900:
cortei, sit-in e occupazioni di università e scuole. Inoltre
il movimento ha cercato sempre di più di estendere le
agitazioni studentesche nel tessuto sociale metropolitano, con cortei
spontanei nelle vie delle città e lezioni in piazza. Non sono
mancati problemi di ordine pubblico: in alcune occasioni si sono
verificati tafferugli e scontri con le forze dell'ordine, intervenute
per arginare le contestazioni. Uno degli episodi più gravi è
avvenuto a Roma il 29 ottobre, giorno dell'approvazione della legge
Gelmini, a Piazza Navona, quando ci sono stati scontri tra gli
studenti di sinistra e la componente minoritaria di estrema destra,
che aveva aderito alla protesta.
Il movimento dell'Onda si è
inoltre inserito nel contesto internazionale della crisi economica,
che negli ultimi mesi ha colpito molti paesi. Uno degli slogan più
utilizzati dagli studenti è stato infatti "Noi la crisi
non la paghiamo". L'Onda si è auto-definita un movimento
apartitico, anche se durante le manifestazioni non sono mancati
chiari segnali di appartenenza politica.
Il ministro Gelmini ha dichiarato di
non capire le ragioni della protesta, sostenendo che molti di coloro
che scendono in piazza in realtà non hanno letto il
provvedimento, in quanto il decreto riguardava principalmente la
scuola primaria, non quella secondaria o le università.
Mariastella Gelmini ha inoltre accusato la sinistra di fare una
campagna di disinformazione, dicendo alle famiglie che sarebbe venuto
meno il tempo pieno e gli insegnamenti aggiuntivi. Alla fine di
ottobre 2008 ha accettato di incontrare una rappresentanza degli
studenti universitari e medi, ma il rifiuto di ritirare il decreto ha
portato alla spaccatura delle associazioni studentesche, divise tra
chi considerava chiuso il dialogo e chi voleva continuarlo. Anche il
presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è intervenuto
sulla situazione delle università italiane e sulla riforma,
sottolineando la necessità di interventi pubblici puntuali per
gli atenei italiani ed augurandosi che non fossero messi in atto
tagli indiscriminati. Il Ministro Gelmini ha precisato che le
preoccupazioni del presidente Napolitano sono le stesse
preoccupazioni del governo, che vuole garantire un livello di
istruzione migliore ed adeguato. Il ministro ha ribadito tuttavia la
necessità di eliminare gli sprechi e le spese non necessarie
accumulate negli anni a causa di gestioni universitarie poco
efficaci.
In Grecia invece la protesta si è
sviluppata dopo che il 6 dicembre 2008, Alexis Grigoropoulos, uno
studente di 15 anni, è stato ucciso da un agente di polizia
durante alcuni tafferugli. Questo episodio ha portato al sorgere di
violente manifestazioni di protesta, che dalla capitale, Atene, si
sono diffuse in poco tempo in molte altre città della Grecia.
La città di Atene si è trasformata in uno scenario di
guerriglia urbana: banche assaltate, automobili incendiate, negozi
distrutti. Molte persone sono scese in piazza nella capitale greca
contro le riforme sociali dell'attuale governo e gli studenti hanno
lanciato sassi e bottiglie incendiarie contro l'edificio del
Parlamento. Secondo la ricostruzione dell'episodio che ha portato
alle violente manifestazioni di protesta, il 6 dicembre alcuni
poliziotti sarebbero stati attaccati da un gruppo di circa 30 persone
armate con bastoni, sassi e, forse, bombe molotov. I poliziotti si
sarebbero difesi, causando però la morte di uno dei rivoltosi.
La polizia greca, dopo l'incidente, ha dichiarato che i due agenti
hanno detto di essere stati attaccati e di avere risposto. Uno di
loro ha lanciato una granata a stordimento, l’altro ha sparato tre
volte provocando il ferimento fatale del minore. I due poliziotti
coinvolti nel caso sono stati arrestati, uno con l’accusa di
omicidio volontario e l'altro di complicità in omicidio. Ma
l'arresto non ha fermato i rivoltosi, tanto che per alcuni,
l'omicidio del giovane è stato solo un pretesto per scatenare
la protesta. In breve tempo le violenze dalla capitale greca si sono
estese a Salonicco, Patrasso, Ioannina e Hania, sull'isola di Creta.
Sono stati occupati edifici universitari e scuole ad Atene e
Salonicco; sono stati saccheggiati e distrutti gli uffici dei
professori e gli archivi scolastici; sono state lanciate bombe
molotov contro sedi bancarie e contro una sede del partito
conservatore che governa il paese; sono state incendiate macchine
della polizia, cassonetti e negozi.
In Italia si sono svolte
manifestazioni di solidarietà nei confronti del movimento
studentesco greco. A Roma si è svolto un sit-in davanti
all'Ambasciata greca per protestare contro l'omicidio di Alexis
Grigoropoulos e per dimostrare solidarietà alla protesta
popolare democratica.
A Catania circa 30 studenti hanno
manifestato con un sit-in davanti al consolato ellenico, per
esprimere solidarietà agli studenti e ai lavoratori greci,
dimostrando che la lotta è internazionale.
A Palermo alcuni manifestanti hanno
occupato la sede del consolato greco, per esprimere vicinanza morale
e politica agli studenti greci.