Descrizione:Aurelio Agostino nasce nel 354 a Tagaste, l'attuale Algeria, nell’Africa romana. Suo padre, Patrizio, era pagano, sua madre, Monica, era cristiana ed ha esercitato sul figlio una profonda influenza. Ha trascorso la fanciullezza e l’adolescenza tra Tagaste e Cartagine; di temperamento ardente, insofferente di freni, ha condotto una vita disordinata e dispersa, di cui si è pentito nelle Confessioni.
Tipologia:Università
Testo completo:Aurelio Agostino nasce nel 354 a Tagaste, l'attuale Algeria, nell’Africa romana. Suo padre, Patrizio, era pagano, sua madre, Monica, era cristiana ed ha esercitato sul figlio una profonda influenza. Ha trascorso la fanciullezza e l’adolescenza tra Tagaste e Cartagine; di temperamento ardente, insofferente di freni, ha condotto una vita disordinata e dispersa, di cui si è pentito nelle Confessioni. Grazie allo zio, ha potuto coltivare gli studi classici, specialmente latini, e si è occupato di grammatica. La lettura dell’Ortensio di Cicerone, un’esortazione alla filosofia che seguiva le tracce del Protrettico di Aristotele, ha avuto molta influenza su di lui. Così nel 374 ha aderito alla setta dei Manichei. In seguito ha iniziato ad insegnare retorica a Cartagine, tra amori di donne e affetti di amici, di cui si è pentito successivamente. Egli ha sempre sentito il contrasto tra lo spirito e il corpo. Si può affermare che aveva tre dimensioni: la sua mente eccelsa, la madre cristiana e il suo attaccamento ai beni terreni, nello specifico alle donne.
Proprio in questo periodo è andato a vivere con una donna di cui si era innamorato e dalla quale ha avuto il suo unico figlio, Adeodato. In seguito, ha iniziato a formulare i primi dubbi sulla verità del manicheismo che si sono confermati quando neanche il più famoso dei manichei, Fausto, sapeva risolverli. In seguito si è recato a Roma per tenere il suo insegnamento sulla retorica, mosso dalla speranza di trovarvi una scolaresca meno turbolenta e più preparata di quella cartaginese e dall’ambizione di conseguirvi successo e denaro. Non riuscendo a trovare tutto ciò, si è recato a Milano, dove l’esempio e la parola del vescovo Ambrogio lo hanno persuaso della verità del cristianesimo ed è diventato catecumeno. Qui lo ha raggiunto la madre, la cui influenza sarà decisiva nella crisi spirituale di Agostino.
La lettura degli scritti di Plotino gli ha fornito l’orientamento definitivo. Nei libri Neo-platonici non ha trovato insegnata l’incarnazione del Verbo e la via dell’umiltà cristiana, ma vi ha trovato affermata e dimostrata l’incorporeità e l’incorruttibilità di Dio, riuscendo a liberarsi dal materialismo al quale era rimasto attaccato, fino a credere che l’universo fosse pieno di Dio come una gigantesca spugna che occupa il mare.
In seguito ha lasciato l’insegnamento e si è ritirato nella villa di Verecondo, a Cassiciaco, presso Milano. Qui, grazie alla meditazione e alle conversazioni con gli amici, sono nate le sue prime opere. Nel 387, quando ha ricevuto il battesimo dalle mani di Ambrogio, ha capito che la sua missione era di diffondere nella sua patria la sapienza cristiana. Così ha deciso di tornare in Africa. Ad Ostia, nell’attesa dell’imbarco, ha trascorso con la madre giorni di intenso godimento spirituale discorrendo con lei questioni religiose. Proprio qui ha avuto la visione della Santissima Trinità, dopo la quale la madre è morta.
Da allora la sua vita si è svolta come una continua ricerca della verità e una continua lotta contro l’errore. In seguito, è stato ordinato prete e, successivamente, consacrato vescovo di Ippona.
La sua attività è stata rivolta non solo a difendere e chiarire i principi della fede, ma anche a combattere i nemici della fede e della Chiesa: manicheismo, pelagianesimo e donatismo.
Nel 428, però, l’Africa romana fu invasa dai Vandali. Il 28 agosto del 430, quando già da tre mesi le truppe di Gianserico assediavano Ippona, Agostino è morto.