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Breve e lungo periodo nella funzione di produzione

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  • Descrizione: È importante distinguere tra breve e lungo periodo quando si parla di funzione di produzione. Il breve periodo è relativo ad un periodo di tempo in cui almeno uno dei fattori di produzione non può essere mutato. I fattori che nel breve periodo non possono cambiare prendono il nome di input fissi. Il lungo periodo indica un periodo di tempo in cui tutti gli input possono variare. Così, ad esempio, nel breve periodo le imprese possono variare l’intensità con cui utilizzano un certo impianto e macchinario. Nel lungo periodo esse possono variare la dimensione dell’impianto e il numero di macchine.
  • Tipologia: Università
  • Testo completo: È importante distinguere tra breve e lungo periodo quando si parla di funzione di produzione. Il breve periodo è relativo ad un periodo di tempo in cui almeno uno dei fattori di produzione non può essere mutato. I fattori che nel breve periodo non possono cambiare prendono il nome di input fissi. Il lungo periodo indica un periodo di tempo in cui tutti gli input possono variare. Così, ad esempio, nel breve periodo le imprese possono variare l’intensità con cui utilizzano un certo impianto e macchinario. Nel lungo periodo esse possono variare la dimensione dell’impianto e il numero di macchine.
    Una funzione di produzione può essere rappresentata con una tabella, un grafico o una equazione. Generalmente i fattori produttivi e l’output vengono misurati in quantità fisiche.
    Il caso più semplice di funzione di produzione è quello in cui è possibile variare il consumo di un solo fattore, di solito il lavoro, mentre tutti gli altri fattori di produzione restano fissi.  In questo caso è possibile rappresentare graficamente la funzione su un piano cartesiano, riportando sull’asse orizzontale la quantità di fattore variabile utilizzata e sull’asse verticale la quantità di output o prodotto totale. E’ possibile misurare il contributo che il lavoro fornisce al processo di produzione, ricorrendo ai concetti di prodotto medio e prodotto marginale.
    Il prodotto medio del lavoro (PMEL) è dato dalla quantità di output prodotto per unità di lavoro. Il prodotto marginale del lavoro (PML) misura la quantità addizionale di output prodotta in conseguenza del consumo ulteriore di una unità di lavoro
    Sia il prodotto medio che il prodotto marginale prima crescono e poi decrescono. Il prodotto marginale assume sempre un valore positivo quando la quantità prodotta totale cresce, negativo quando la quantità prodotta decresce. La curva che rappresenta il prodotto marginale attraversa l’asse orizzontale in corrispondenza della quantità di lavoro per cui la quantità di output è massima. Quando il prodotto marginale è più grande del prodotto medio, il prodotto medio cresce. Quando il prodotto marginale è più piccolo del prodotto medio, il prodotto medio è decrescente. Esiste una relazione geometrica esplicita tra la curva del prodotto totale, e le curve del prodotto medio e del prodotto marginale. Il prodotto medio in corrispondenza di una certa quantità di lavoro è misurato dalla pendenza del segmento di retta che congiunge l’origine degli assi con il punto della curva del prodotto totale a quel valore del lavoro. Il prodotto marginale del lavoro in corrispondenza di una certa quantità di lavoro è dato dalla pendenza della curva del prodotto totale a quel valore del lavoro.
    Un prodotto marginale del lavoro decrescente rappresenta la situazione più frequente nei processi produttivi. Si dice pertanto che vale la legge dei rendimenti marginali decrescenti. La legge dei rendimenti marginali afferma che se cresce l’utilizzazione di un input mantenendo fissi gli altri, da un certo punto in poi il consumo di ulteriori unità dell’input farà diminuire la quantità prodotta. La legge dei rendimenti marginali ha validità nel breve periodo, quando almeno uno degli input non varia. La legge si applica ad una data tecnologia. Con il passar del tempo, comunque, le invenzioni ed i miglioramenti nella tecnologia, possono spostare la funzione di produzione in alto.
    Nel caso in cui vi siano invece due fattori variabili (lavoro e capitale) - è il caso del lungo periodo - è possibile rappresentare la funzione di produzione utilizzando una mappa di isoquanti. Generalmente, gli isoquanti sono convessi verso l’origine degli assi poiché sia il capitale che il lavoro hanno prodotti marginali positivi. Se aumenta il consumo di uno dei fattori produttivi, aumenta la quantità prodotta. Anche nel caso di una funzione di produzione a due fattori variabili è possibile osservare ritorni marginali decrescenti (per ambedue o uno solo dei fattori), mantenendo uno dei fattori variabili. Il saggio marginale di sostituzione tecnica del lavoro per il capitale, SMSTLK, indica la quantità di cui il consumo di capitale può essere ridotto quando viene utilizzata una unità in più di lavoro, in modo tale che l’output resti immutato. Il valore del saggio marginale di sostituzione tecnica come è stato definito, a meno del segno, è dato dalla pendenza dell’isoquanto corrispondente ad un particolare output1

    Poiché gli isoquanti sono convessi, SMSTLK diminuisce spostandoci lungo la curva. Pertanto, la produttività di ciascuno dei fattori di produzione è limitata. Aumentando il consumo di uno dei fattori, la produttività dell’altro diminuisce. È possibile scrivere l’espressione del SMSTLK anche in termini del rapporto tra i prodotti marginali dei fattori
    (PMAL)/(PMAK) = SMSTLK  = -(dK/dL)
    Nel caso in cui esiste perfetta sostituibilità tra i fattori il SMSTLK è costante lungo l’isoquanto. In questo caso estremo la stessa quantità di output può essere prodotta utilizzando solo uno dei fattori produttivi o una loro combinazione. Un altro caso interessante è quello in cui il rapporto tra gli input deve essere costante perché si possa avere un output. È questo il caso in cui i metodi di produzione disponibili per l’impresa sono limitati.
    Nell’analisi della funzione di produzione nel lungo periodo, anziché esplorare come incide la variazione di un singolo fattore per volta sulla quantità prodotta, si cerca di capire che cosa succede quando l’impresa varia la dimensione dei propri impianti (e quindi la scala delle operazioni). In questo modo i manager dell’impresa possono prendere le loro decisioni relative al lungo periodo. Se il consumo di tutti i fattori produttivi aumenta nella stessa proporzione, e la quantità prodotta aumenta nello stesso rapporto, si dice che vi sono rendimenti di scala costanti. Se il consumo di tutti i fattori produttivi aumenta nella stessa proporzione, e la quantità prodotta aumenta di un rapporto superiore (inferiore), si dice che vi sono rendimenti di scala crescenti (decrescenti). Utilizzando una rappresentazione grafica, si vede che quando esistono ritorni di scala crescenti, gli isoquanti che descrivono la funzione di produzione si addensano tra loro al crescere della quantità di input. Quando esistono ritorni di scala decrescenti, gli isoquanti man mano si diradano al crescere della quantità di input. Quando esistono ritorni di scala costanti, al crescere della quantità di input gli isoquanti sono tra loro ugualmente spaziati. Quando esistono ritorni di scala crescenti (decrescenti), si dice anche che esistono economie di scala (diseconomie di scala).
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