Controllo utente in corso...

Scheda Appunto MP3

Campo di studio della geografia umana

Appunto Audio

Share 6 min 41 sec
  • Descrizione: L’uomo rientra nel campo di studio della geografia umana sotto un triplice aspetto. In primo luogo, egli è sensibile all’influenza dell’ambiente fisico in cui vive: si ha un adattamento all’ambiente. Il secondo aspetto è che i gruppi umani non sono passivi e reagiscono attivamente modificando l’ambiente in cui vivono: il paesaggio naturale diventa un paesaggio “umanizzato”.
  • Tipologia: Università
  • Testo completo: L’uomo rientra nel campo di studio della geografia umana sotto un triplice aspetto. In primo luogo, egli è sensibile all’influenza dell’ambiente fisico in cui vive: si ha un adattamento all’ambiente. Il secondo aspetto è che i gruppi umani non sono passivi e reagiscono attivamente modificando l’ambiente in cui vivono: il paesaggio naturale diventa un paesaggio “umanizzato”. Lo studio dei paesaggi è un procedimento storico: i paesaggi restano componenti fondamentali di ogni rilevazione geografica, poiché sono i segni concreti di una cultura. Il terzo aspetto riguarda i rapporti tra i diversi gruppi umani.
    I problemi emergenti dal rapporto tra uomini e territorio, se trovano un inquadramento sistematico nella geografia generale, hanno un riscontro concreto negli studi di geografia regionale. Le regioni sono compartimenti territoriali in cui gli uomini, adattandosi all’ambiente e nello stesso tempo trasformandolo, coabitano in solidarietà di costumi e di economia. La natura, se esercita un imprescindibile ruolo di supporto condizionatore del modellamento delle regioni, agisce più come fattore inibitore e limitativo che non come fattore costruttivo.
    Gli agenti creatori della regione sono il centro metropolitano e le reti delle comunicazioni, dei legami amministrativi e dei flussi di ogni genere, attraverso cui la metropoli organizza intorno a sé il territorio regionale.
    Il territorio si modella in funzione delle tecniche, delle strutture economiche e sociali, delle reti di relazioni: la regione non è fondata su di un equilibrio durevole di elementi naturali e umani. Non basta l'analisi statica delle strutture attuali, ma bisogna studiare l'evoluzione, misurare in proiezione spaziale e temporale i rapporti tra le tendenze di sviluppo e le forze antagoniste, definire e valutare l'entità degli ostacoli e l'efficacia degli incentivi o dei freni.
    Questa strada conduce alla geografia applicata. L'intima conoscenza dello spazio concreto è l'apporto del geografo in un organismo di pianificazione. Si impone il superamento dello stadio individuale della ricerca e la formazione, invece, di gruppi di vari specialisti come strumento per risolvere le molte facce dei problemi.
    Dopo la seconda guerra mondiale è iniziato un processo di revisione critica della geografia tradizionale. La geografia tradizionale voleva essere una scienza di sintesi: essa metteva in relazione il substrato geologico, gli aspetti morfologici, i lineamenti climatici, il suolo e la vegetazione, la popolazione, le radici storiche e lo sviluppo dell'insediamento umano. Si tratta di un procedimento esplicativo: rilevare le interconnessioni e le interdipendenze tra natura e uomo, ricercare i procedimenti attraverso cui si e organizzato il territorio nel corso della storia, mettere in luce e discutere i problemi emergenti.
    Oggi si dà molta più importanza all'intervento umano: il comportamento sociale e assunto come base di partenza per studiare l’organizzazione del territorio, la quale viene ritenuta come un prodotto della società.
    Gli uomini a differenza delle comuni specie biologiche si inseriscono in particolari sfere culturali. Oggi si ritiene che il peso delle strutture politiche e sociali nell’organizzazione del territorio possa prevalere sopra gli stessi aspetti culturali. Ad esempio, in Germania, dopo l'ultima guerra, su di un substrato unitario per comunanza di storia e di cultura, due regimi contrapposti, quello capitalista all'Ovest e quello comunista all'Est, hanno dato vita a due realtà geografiche contrapposte.
    Riassumendo, il campo di studio della geografia e stato attraversato da tre concezioni sviluppatesi in progressione di tempo. Una concezione più antica, "descrittiva", che pone l'accento su due diversi aspetti: la geografia come scienza della localizzazione dei fenomeni; la geografia come descrizione regionale, cioè come corografia. Una concezione moderna, che si riferisce alla geografia come "spiegazione", cioè come scienza esplicativa della distribuzione dei fenomeni geografici con le loro interconnessioni e interdipendenze. La concezione più recente vede la geografia come scienza della comprensione.
    All'interno del campo di studio della geografia, occupa un posto eminente il concetto di paesaggio geografico. Si possono individuare tre momenti del processo formativo. Un primo momento è contrassegnato dal determinismo ambientalistico: nello studio del paesaggio, l'accento è posto sui nessi di causalità che procedono dal mondo fisico al mondo umano. Nella seconda fase viene privilegiato il complesso di relazioni che si intessono tra i fenomeni geografici localizzati sulla superficie terrestre: il concetto di paesaggio abbraccia sinteticamente l'insieme dei fenomeni presi in considerazione ed assolve il ruolo di strumento per differenziare tra loro porzioni "uniformi" della superficie terrestre fino a identificarsi con la regione quale "area d'estensione di un paesaggio". Nella terza fase irrompe il mutamento strutturale dell'idea stessa di paesaggio: aspetto innovativo è il ricorso ad una "causalità storica", che privilegia la considerazione dei fatti economici e sociali.
    La geografia ha definito la natura, le forme, l'ampiezza delle regolarità spaziali, o invarianze geografiche, che emergono dall’organizzazione del territorio, e ha formulato delle leggi in grado di rendere conto dell'origine e dell'evoluzione dei fenomeni geografici. La nozione di invarianza in geografia è relativa.
Carica un appunto Home Appunti
Pagina eseguita in 0.0829179286957 secondi