Caronte

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Descrizione

Caronte, figlio di Erebo e Notte, è considerato nella religione greca e in quella romana il traghettatore dell'Ade. Il nome deriva dal greco Xάρων (=xàron), che significa "ferocia illuminata". Secondo la tradizione, Caronte trasportava i morti da una riva all'altra del fiume Acheronte.

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Testo completo

Caronte, figlio di Erebo e Notte, è considerato nella religione greca e in quella romana il traghettatore dell'Ade. Il nome deriva dal greco Xάρων (=xàron), che significa "ferocia illuminata". Secondo la tradizione, Caronte trasportava i morti da una riva all'altra del fiume Acheronte. Questo viaggio di passaggio era svolto solo se i morti avevano ricevuto i rituali onori funebri o se disponevano di un obolo per pagare il viaggio. Chi non aveva ricevuto gli onori funebri e non aveva l'obolo era condannato a errare tra le nebbie del fiume per cento anni.
Le uniche persone vive che sono state trasportate da Caronte sono la dea Persefone, gli eroi Enea,Teseo e Ercole, il vate Orfeo, la sibilla cumana Deifobe, Psyche e Dante Alighieri.
Le due opere più importanti in cui si parla di Caronte sono l'Eneide di Virgilio e la Divina Commedia di Dante. Verso la fine del V secolo a.C., Caronte è anche presente nella commedia Le rane di Aristofane, in cui urla insulti nei confronti della gente che lo circonda.
Nel Libro VI dell’Eneide, nei versi 295-316 viene presentata la figura di Caronte, traghettatore delle anime dei defunti verso il regno dell’oltretomba. Enea, dopo aver chiesto una predizione sul futuro dei troiani alla Sibilla, si avvia verso una scogliera con quest’ultima. Arrivano nei pressi del fiume Acheronte, dove Caronte naviga da una sponda all’altra i corpi dei defunti. Caronte è presentato come una figura di vecchio barbuto, ma dal corpo vitale e ancora giovane: è di Virgilio l’espressione “verde vecchiezza”, vale a dire vecchiezza ancora vigorosa e agile. Egli ha gli occhi infuocati e un mantello logoro e sporco annodato al collo. Una folla è presente sulle rive dell’Acheronte: uomini e donne di ogni età, anche fanciulli e fanciulle spirati prima dei loro stessi genitori; tutti cercano di farsi spazio per essere traghettati per primi verso l’oltremondo. Caronte però li accoglie senza un ordine preciso, alla rinfusa, e li trasporta all’altra riva.
Dante trae ispirazione, come già aveva fatto con la vicenda di Polidoro, per scrivere il suo poema, “La divina commedia”. Egli mostra però un Caronte differente da quello di Virgilio. Innanzi tutto, il Caronte di Dante è il traghettatore solo delle anime dei dannati, perché quelle destinate al Purgatorio o al Paradiso, giungevano in diverso modo nell’oltretomba, con “più lieve legno”, come predice Caronte stesso a Dante. Poi, egli è descritto in modo assai più minuzioso da Dante che da Virgilio, e dal primo è presentato come una figura più viva e partecipe alla vicenda rispetto a ciò che fa il secondo. Nel brano dell'Inferno, Dante vede molte persone assiepate sulla riva di un grande fiume, pronte a attraversarlo, e chiede a Virgilio chi siano. Dante poi vede arrivare una barca guidata da un vecchio, che grida "Guai a voi anime prave!". Dante dà di Caronte una descrizione con tratti più concisi e carichi di significato rispetto alla descrizione più completa e statica del poeta latino. Nel poema dantesco Caronte con la sua invettiva sconforta le anime e sottolinea l'eternità della loro pena. Ed all'inizio rifiuta di trasportare Dante in quanto anima viva. Il traghettatore, dopo le parole di Virgilio che gli spiega che il viaggio di Dante è voluto da Dio, accetta di trasportare l'uomo.