Descrizione:La carta geografica può essere considerata come un indice che misura le conoscenze che caratterizzano una cultura. L'origine dell'arte cartografica si può far risalire alle popolazioni primitive come gli esquimesi della Groenlandia o gli aztechi del Messico. Queste carte, su pietra o legno, rappresentavano esigue porzioni di territorio e, siccome questi popoli vivevano a stretto contatto con la natura, servivano per aiutare nell'orientamento e nella conoscenza dei luoghi.
Tipologia:Università
Testo completo:La carta geografica può essere considerata come un indice che misura le conoscenze che caratterizzano una cultura. L'origine dell'arte cartografica si può far risalire alle popolazioni primitive come gli esquimesi della Groenlandia o gli aztechi del Messico. Queste carte, su pietra o legno, rappresentavano esigue porzioni di territorio e, siccome questi popoli vivevano a stretto contatto con la natura, servivano per aiutare nell'orientamento e nella conoscenza dei luoghi. Il legno e le pelli venivano trattati in modo che potessero essere arrotolati e trasportarti durante le spedizioni di caccia. La maggior parte delle carte messicane è stata bruciata dai conquistadores, mentre sono loro sfuggite le mappe catastali dove si vedono le varie proprietà fondiarie distinte dai colori. Su queste mappe non erano disegnati i rilievi, ma solo indicati. Esempi di carte in rilievo le abbiamo invece dagli esquimesi che usavano la sabbia e asticelle di legno per indicare le coste e le isole. Un altro esempio di carte primitive ci è dato dalla carte nautiche degli abitanti delle isole Marshall (Oceano Pacifico) che ne avevano bisogno in quanto fondavano la propria sopravvivenza sulla pesca. Durante la navigazione le carte venivano stese sulla poppa e si controllava che l'angolo formato dallo scafo con l'onda principale fosse esatto.
I reperti cartografici della civiltà mesopotamica riguardano esclusivamente l'assetto interno del territorio interno. Ai Babilonesi si deve il disegno della prima carta del mondo (VI a.C.), segno dei progressi culturali di questa civiltà ricca di 2 millenni di storia. La Terra è rappresentata come un disco galleggiante nell'Oceano.
Fuori dall'Oceano ci sono sette paesi lontani, segno che era arrivata voce di altri paesi. Della cartografia egizia ci rimane poco, più che altro mappe catastali. A partire dalla II dinastia era vigente un sistema di tassazione basato sul censimento annuale della proprietà fondiaria, ma le periodiche esondazioni fluviali stravolgevano i confini dei vari appezzamenti. Per cui c'era la necessità di applicare la geometria alla misurazione della terra e poi di registrare il tutto.
In Grecia convergono insieme con i dati scientifici e matematici, racconti e leggende sui paesi più lontani. Si può dire che il primo cartografo greco sia Omero che mostra di avere così tante conoscenze da far supporre che ci fosse una cultura geografica avanzata a quei tempi. Nell'Odissea vengono descritte accuratamente le coste dell'Italia meridionale oppure nell'Iliade, quando si descrive lo scudo d'Achille, sembra che si descriva una disegno cartografico. La cartografia greca deve essersi sviluppata come supporti del grande movimento di fondazione delle colonie lungo le coste del Mediterraneo. Si sviluppano i peripli (carte nautiche) e accanto delle carte che abbracciano tutte le terre. Anassimandro filosofo di Mileto è il primo a disegnare l'ecumene, ovvero le terre abitate. Inoltre esistono carte militare e legate alla vita sociale (carte con reticolati di vie e piazze).
Solo nella seconda parte del IV secolo a.C. Sembra nascere in Grecia una cartografia scientifica, ovvero l'applicazione della matematica tesa a risolvere il problema dell'orientamento e della posizione delle terre da raffigurare. Eratostene (200 a.c.) applicò concetti astronomici al disegno cartografico: nel giorno del solstizio d'estate, basandosi sulla diversa inclinazione dei raggi solari a Siene ed Alessandria, misurò la distanza tra queste due città e gli servì per misurare la grandezza della Terra da lui considerata una sfera perfetta. Dalle carte di Eratostene notiamo che l'ecumene si è ampliato, ciò in conseguenza delle scoperte geografiche di Alessandro Magno. Alla civiltà greca si deve anche l'applicazione dei meridiani e dei paralleli. Claudio Tolomeo rappresenta il culmine del sapere cartografico della civiltà greca: secondo Tolomeo nel sistema solare al centro c'era la Terra e a distanza la Luna, Mercurio, Sole, Venere, Marte, Giove e Saturno.
L'originalità di Tolomeo sta nell'aver formulato precise regole da seguire per la costruzione di globi terrestri e planisferi. Egli voleva rappresentare nel modo più preciso possibile il profilo delle terre emerse e la esatta collocazione degli oggetti geografici. La esatta collocazione degli oggetti geografici era la maggiore difficoltà. Egli raccolse tutte le fonti disponibili e, affidandosi al proprio buon senso e alla capacità di ragionare in termini matematici, e scrisse un'opera di otto libri. L'opera contiene consigli su come segnare i confini e su come utilizzare i valori di longitudine e latitudine delle città, delle foci dei fiumi, dei rilevi, delle penisole allora conosciuti. Le carte allegate appaiono
relativamente fedeli e congrue alla realtà. Per molto tempo l'impianto cartografico di Tolomeo continuò ad essere un modello al quale riferirsi costantemente.
La civiltà romana si presentava come una civiltà agricola, ma l'importanza della terra aveva anche risvolti religiosi. La misurazione della terra (agrimensura) veniva effettuata da esperti mensores in collaborazione con i sacerdoti vaticinatori, gli auguri. Questi ultimi, per osservare gli auspici, dovevano voltarsi in direzione est e quindi anche i mensores presero ad orientarsi nella stessa direzione servendosi di strumenti come la meridiana. Una volta orientati i mensores tracciavano una linea con direzione est – ovest che sarebbe stata la strada più importante (decumanus maximus) e poi una linea perpendicolare (il cardo maximus). Poi si tracciavano delle linee parellele al decumano e al cardo, andando a creare una divisione a scacchiera chiamata centuria. Una copia delle carte andava ad una sorta di ufficio del registro. Queste carte riportavano le caratteristiche delle terre centuriate e del territorio – presenza di fiumi, boschi, aree montuose. La grandezza di Roma si fondava però sulla sua potenza militare, ecco quindi che gli itinerari avevano una
importanza fondamentale: un comandante doveva conoscere il numero delle miglia, le deviazioni, la qualità delle strade ecc. Alcuni itinerari riportano anche stazioni di sosta e posti di ristoro. L'itinerario più completo pervenutoci è la Tabula Peutingeriana (XII secolo), gli oggetti sono riportati con l'est posto verso l'alto e ritrae i continenti Europa, Asia e Africa. Vi sono marcate sproporzioni fra territori conosciuti e non, sono usati i colori, e per indicare Roma c'è una figura incoronata seduta su un trono che tiene nella sua mano un globo.
Nel Medioevo (495 d.C.) l'importanza della Chiesa cresce a dismisura e determina una trasformazione di tutti quei Paesi che a poco a poco abbracciano la religione cristiana. La matrice religiosa si individua in tutta la produzione cartografica del primo medioevo. Le carte prodotte durante il medioevo vengono dette a T: c'è una circonferenza che circonda la Terra che rappresenta l'oceano, in mezzo a questa circonferenza è come se ci fosse una T, sopra la T l'Asia, nella parte inferire a sinistra c'è l'Europa e a destra l'Africa, divise tra loro dal Mediterraneo. L'Est è in alto e di norma al centro c'è Gerusalemme. Sulle carte medievali devono aver influito anche delle opere letterarie di larga diffusione, come le Historie sallustiane che collocò le proprie narrazioni ne la tripartizione della Terra. L'orientamento con l'est nell'alto della carta si rivelava idoneo a
rappresentare l'origine della luce divina e perciò era ovvio che ad esso venisse assegnato il lato più nobile dell'intera rappresentazione. In alcune rappresentazioni compaiono anche gli angeli come interpretazione dei testi sacri dove Giovanni diceva che 4 angeli stavano ai 4 angoli della terra e trattenevano i 4 venti perché non soffiassero sulla terra, né sul mare né su alcuna pianta. In alcune viene anche rappresentato il Paradiso terrestre e i luoghi santi della cristianità. Non ci si deve stupire poi se accanto a queste rappresentazioni ve ne erano altre di terre a forma di uomini con testa di cane o isole a forma di piede umano, in quanto la maggior parte delle conoscenze sui Paesi lontani erano frutto dei racconti dei pellegrini e, a partire dal XII secolo, dei crociati. La stragrande maggioranza delle carte era elaborata non da cartografi ma da monaci e i destinatari delle carte era limitata ad un'utenza che non aveva esigenze di informazioni geografiche, ma mostrava più sensibilità agli aspetti decorativi della carta.
Accanto a queste carte si sviluppavano la carte nautiche. Marin Sanudo (1321, veneto) compie la saldatura tra carta medievale a carta nautica, in una carta da presentare al papa egli disegna una rosa centrale di 16 venti e 16 rose disposte alla periferia del cerchio, peculiarità della carta nautica.
Gli itinerari medievali sono redatti sulla scorta di notizie fantastiche, nascono e si diffondono per motivi religiosi in quanto dovrebbero costituire una guida per i pellegrini verso i luoghi sacri, ed infatti hanno la peculiarità di descrivere chiese e basilicate. Solo sul finire del medioevo gli itinerari vanno ad acquisire rigore scientifico diventando vere e proprie descrizioni della realtà.