Descrizione:La Dittografia consiste nello scrivere due volte la stessa sillaba o parola. L'Aplografia consiste nel semplificare omettendo una sillaba o parola. Le “saut du meme au meme” avvengono quando si : salta da una parola ad una uguale più avanti nel testo, o da un verso a quello che inizia con la stessa parola. Il controllo della parentela tra due testi non si fa sulle cose giuste comuni, ma sugli stessi errori.
Tipologia:Università
Testo completo:La Dittografia consiste nello scrivere due volte la stessa sillaba o parola. L'Aplografia consiste nel semplificare omettendo una sillaba o parola. Le “saut du meme au meme” avvengono quando si : salta da una parola ad una uguale più avanti nel testo, o da un verso a quello che inizia con la stessa parola. Il controllo della parentela tra due testi non si fa sulle cose giuste comuni, ma sugli stessi errori. Un archetipo avrà trasmesso a tutte le copie dipendenti da esso almeno un errore. Quando si riconduce una tradizione ad un archetipo la si chiama chiusa, quando restano linee parallele si dice aperta. Comunque gli archetipi medievali sono ancora separati da secoli dall'originale, quindi l'archetipo è in genere già sfigurato da errori. Bisogna sempre confrontarsi con la dimensione umana e i suoi errori spesso meccanici. Il De reditu di Rutilio Namaziano, poema in distici elegiaci, s'interrompe a metà del II libro, a La Spezia anziché Marsiglia. Si è ipotizzato che l'autore sia morto a La Spezia o che abbia troncato l'opera per polemica con l'epica virgiliana; trent'anni fa si scoprirono su un pezzetto di pergamena usato come rappezzo di un altro codice dei versi del seguito del De reditu.
I codici più vicini a noi sono meno corretti di quelli più antichi perché hanno più errori ed interpolazioni da parte degli umanisti, anche se talvolta si può avere un codice del XV secolo paradossalmente più antico nel testo dei testimoni conservati del XIII o XII secolo, perché figlio diretto di una lezione antica, spesso vera, riscoperta in una biblioteca: si tratta di un codice recentior ma non deterior.
Nel I libro delle Satire Orazio dice che quando il sole brucia forte si ricorda di dover fare il bagno e “fugio rabiosi tempora signi”, tutta la tradizione dà questo verso, tuttavia la frase è pleonastica. Un manoscritto del XVI secolo, recentissimo, riporta “fugio campum lusumque trigorem”: “trigor” era il gioco a palla, termine poi scomparso, che ci fa capire che il codice è optimus, cioè copiato da uno antichissimo.
Un romanzo come il Satyricon di Petronio incontra difficoltà di trasmissione per la sua lunghezza e per l'immoralità. Nel 1600 nella Biblioteca di Tragù in Dalmazia fu trovato un manoscritto, detto traguriensis, che contiene per intero lo spezzone della Cena Trimalchionis che non si aveva dagli altri excerpta e da un manoscritto purgato da un monaco dotto “tanto pio quando disgraziato”. È un manoscritto umanistico recentior di indubitabile autenticità, legato all'ambiente di Padova, da cui passò anche la biblioteca del Petrarca.
Solo un codice di età umanistica ci dice che un ponte sul Tevere fu dedicato al padre di Ammiano Marcellino, nel 1878 è stata scoperta un'epigrafe vicino a Ponte Sisto che ce lo conferma.
Il recentior non è deterior quando è figlio diretto di un testimone, non conservato, più antico di quelli che possediamo, su cui possiamo costruire il nostro stemma codicum. Grazie alla metrica è più difficile che si conservi errato un testo di poesia che di prosa. A volte il copista aggiungeva delle glosse che poi entravano nel testo, oppure lasciava uno spazio bianco, chiamato finestra, al posto di una parola incomprensibile, che in seguito veniva colmato o compresso. Quando nei monasteri mancava bestiame per fare pergamene nuove, si selezionavano codici non più interessanti, si mettevano a bagno nel latte e grattavano con la pietra pomice, i codici grandi venivano tagliati in due più piccoli, sulle cui pagine dunque la scrittura si rovesciava e si cambiava la distanza facendo in modo che la penna non tornasse sulle righe precedenti. Il De re publica di Cicerone, scoperto da Angelo Mai, si trova in un palinsesto della Biblioteca Vaticana su un testo dei vangeli. La vecchia scrittura riemerge con dei reagenti chimici che però corrodono le pagine. Il monastero di Bobbio vicino Piacenza era ricco di palinsesti che furono portati via da due umanisti dei Visconti, di essi parte finirono alla Biblioteca Nazionale di Napoli, altri alla Biblioteca Ambrosiana di Milano per ordine di Federico Borromeo, altri a Roma alla Biblioteca Vaticana, altri a Torino dai Savoia dove finirono bruciati nel 1904, fortunatamente non senza essere prima stati fotografati. Alcuni frammenti della Storia di Livio furono trovati come cartocci di alcune reliquie di santi.