Descrizione:La corte, nel Cinquecento, non costituisce solo il centro della vita politica, ma anche dell’attività culturale. essa viene considerata come una misura di civiltà, nella quale si elaborano valori e contenuti della letteratura e dell’arte. Qui il letterato appare legato organicamente alla corte, contribuendo a elaborare e migliorare le varie ideologie.
Tipologia:Università
Testo completo:La corte, nel Cinquecento, non costituisce solo il centro della vita politica, ma anche dell’attività culturale. essa viene considerata come una misura di civiltà, nella quale si elaborano valori e contenuti della letteratura e dell’arte. Qui il letterato appare legato organicamente alla corte, contribuendo a elaborare e migliorare le varie ideologie.
Nella letteratura romanza, il termine “cortese” sottolinea un sistema di rapporti ideali e trasfigurati, di cui lo scrittore si fa interprete nelle sue opere; il termine indica anche uno status sociale che riguarda il ruolo dell’intellettuale.
Si rafforza in questo periodo il mecenatismo, ossia la protezione che i principi e i signori accordano ad artisti e scrittori, dei quali in seguito traggono lustro e splendore.
Lo scrittore, che rappresenta le ideologie ufficiali, viene protetto e stipendiato dal principe, che gli assicura degli impieghi e delle rendite, affidandogli anche incarichi di rappresentanza diplomatica. L’intellettuale infatti può dare lustro e prestigio al potere, celebrando la figura del principe e rappresentandone le glorie dinastiche.
Posta al vertice della vita sociale italiana del Quattrocento e del Cinquecento, la corte svolge così un ruolo dominante per quanto riguarda l’elaborazione dell’ideologia ufficiale, in tutta la varietà dei suoi aspetti: dalle convinzioni politiche ai costumi mondani, dalle forme della conversazione alle scelte artistiche e letterarie.