Descrizione:Dopo le prove iniziali, nel 1938-39, Pavese compone Il carcere. E' la trascrizione dell'esperienza vissuta durante il confino a Brancaleone Calabro. Non è tanto un racconto di fatti e personaggi ma, nonostante la narrazione in terza persona, è l'indagine su una coscienza inquieta (la sua), che sente il peso della sua solitudine, il bisogno di spezzarla andando verso gli altri, ma non è capace di liberarsene, perché avverte oscuramente che il suo destino è nell'essere solo.
Tipologia:Superiori
Testo completo:Dopo le prove iniziali, nel 1938-39, Pavese compone Il carcere. E' la trascrizione dell'esperienza vissuta durante il confino a Brancaleone Calabro.
Non è tanto un racconto di fatti e personaggi ma, nonostante la narrazione in terza persona, è l'indagine su una coscienza inquieta (la sua), che sente il peso della sua solitudine, il bisogno di spezzarla andando verso gli altri, ma non è capace di liberarsene, perché avverte oscuramente che il suo destino è nell'essere solo.
Può sembrare realismo, in verità è un lungo racconto intimistico e autobiografico. Non manca la donna, Concia, che, al solito, è natura, istinto, maternità e sesso, primitività.
Nel 1941 appare Paesi tuoi. Nasce subito un equivoco: mentre in Italia (dopo Bernari, con Tre operai e Moravia, con Gli indifferenti) si andava sviluppando la richiesta di realismo, contro l'intimismo della prosa d'arte e degli ermetici, questo racconto è giudicato appunto "realistico".
C'erano delle ragioni: è infatti il racconto di un incontro fra Talino (contadino violento e istintivo), ex carcerato, e Berto (cittadino disadattato) uscito anche lui dallo stesso carcere. Berto è goffo e incerto, Talino energico e sicuro. I due si stabiliscono in campagna. Berto vi trova un mondo sanguigno e bestiale, pieno di simboli e di riti. Scopre che Talino ha incendiato il cascinale di un rivale, che la sorella di lui ne è stata un tempo l'amante. Berto inorridisce e, anche perché innamorato della sventurata ragazza, se ne va. Ma Talino continua la sua furia: ucciderà per gelosia la sorella, conficcandole un forcone nella gola e si consegnerà ai gendarmi sotto gli occhi esterrefatti di Berto.
E' un testo complesso, questo. In esso si intrecciano le suggestioni di Verga con quelle degli scrittori realistici americani (tanto amati da Pavese), mentre, dietro l'apparente naturalismo, si può scorgere la presenza dei soliti miti (città / campagna ecc.).
Significativa la dimensione mitica e sacrificale che Luperini trova nel dissanguamento di Gisella, trafitta dal forcone ("un rito iniziatico - il sacrificio per le messi - non un documento sociale e realistico.")