Descrizione:Dopo la fine del secolo la psicologia subì una drastica mutazione: l'interesse per l'origine fisiologica del comportamento e l'impegno ad usare il metodo sperimentale come mezzo valido per raccogliere conoscenze fondate. All'inizio del XX secolo scoppiò un acceso dibattito sulla contrapposizione "natura versus cultura", centrato sulla questione delle origini della variabilità e dell'unicità della persona umana. Quando gli psicologi si misero a studiare i meccanismi dell'apprendimento e della motivazione nell'essere umano, divenne sempre più chiaro che ogni persona aveva un profilo psicologico diverso dalle altre.
Tipologia:Università
Testo completo:Dopo la fine del secolo la psicologia subì una drastica mutazione: l'interesse per l'origine fisiologica del comportamento e l'impegno ad usare il metodo sperimentale come mezzo valido per raccogliere conoscenze fondate.
All'inizio del XX secolo scoppiò un acceso dibattito sulla contrapposizione "natura versus cultura", centrato sulla questione delle origini della variabilità e dell'unicità della persona umana. Quando gli psicologi si misero a studiare i meccanismi dell'apprendimento e della motivazione nell'essere umano, divenne sempre più chiaro che ogni persona aveva un profilo psicologico diverso dalle altre. Mentre tutti condividevano i modelli di comportamento della propria cultura, ogni individuo aveva una particolare struttura cognitiva di bisogni, modi percettivi, opinioni, valori, atteggiamenti, capacità e via dicendo.
Una questione fondamentale per quanto riguarda l'origine della natura umana era se la struttura cognitiva venisse ereditata dall'individuo come parte del proprio patrimonio genetico, o se invece la si acquisisse in qualche modo per il fatto di vivere in un ambiente sociale.
Prospettiva evoluzionista di Charles Darwin. Per capire gli esseri umani era necessario studiare il comportamento animale in generale. Gli psicologi ritenevano che il comportamento degli esseri viventi fosse in gran parte il prodotto di capacità, tendenze e modelli di comportamento ereditari, giunti agli esseri umani contemporanei attraverso un lungo processo di evoluzione. Questa psicologia "comparativa" sottintendeva che il comportamento avesse un'origine fisiologica.
E' per questo che uno dei concetti più comuni a quell'epoca era "l'istinto", con cui si spiegavano tutti i tipi di comportamento sia umano che animale; questo era il partito della "natura".
D'altra parte c'era chi sosteneva che gli esseri umani acquisiscono le proprie caratteristiche individuali e le proprie specifiche capacità dalle esperienze che fanno nel loro ambiente; questo era il partito della "cultura".
Proprio all'inizio del secolo si inaugurò una nuova branca della psicologia: anch'essa si occupava di animali con un ampio ricorso all'approccio sperimentale, ma il suo obiettivo centrale era comprendere come l'individuo veniva plasmato dal proprio ambiente attraverso un processo di apprendimento. In particolare, essa era interessata al modo in cui la struttura psicologica interiore acquisita di un individuo (la struttura cognitiva" condizionava le risposte della persona all'ambiente esterno.
Questa "psicologia dell'apprendimento" era destinata ad avere un'importanza fondamentale per lo studio degli effetti delle comunicazioni di massa.
Già alla fine del secolo scorsa Thorndike, attraverso esperimenti oggi famosi come trial and error, riuscì a descrivere delle curve di apprendimento e a giungere a conclusioni importanti sulla relazione tra l'apprendimento e ciò che sarebbe stato più tardi chiamato "rinforzo).
Più tardi Skinner formulò le complesse teorie del condizionamento operante, della estinzione delle risposte e del condizionamento del comportamento attraverso il rinforzo periodico.
Tutti questi esperimenti sono importanti perché dimostravano che gli animali, attraverso un processo di apprendimento, potevano acquisire dall'ambiente modelli di comportamento che non erano semplicemente ereditati o inscritti nel patrimonio genetico.
Al riconoscimento dell'importanza dell'apprendimento si accompagnò un analogo interesse per la motivazione. Si accertò che le esigenze biologiche potevano essere motivazioni essenziali sia negli animali che negli esseri umani, ma una conclusione forse più importante fu che molte delle motivazioni che sostengono il comportamento umano sono anch'esse acquisite. In altri termini, noi impariamo ad avere bisogno di determinate sostanze, situazioni ed esperienze che ci spingono a tenere particolari comportamenti.
Dagli istinti agli atteggiamenti. La classica formulazione con cui si definiva la forza motivante di tipo biologico era l'istinto. Con l'abbandono del concetto di istinto la psicologia sociale si trovava di fronte ad una sorta di vuoto. Il concetto che avrebbe preso il posto centrale fino allora occupato dall'istinto era l'atteggiamento. Fu introdotto come strumento sistematico di analisi da Thomas e Znaniecki alla fine della Prima guerra mondiale. Essi lo definirono come un "processo di consapevolezza individuale che determina le attività reali o possibili dell'individuo in un mondo sociale"; c'era l'idea che gli atteggiamenti fossero una sorta di "predisposizione" che veniva appresa e che svolgeva un ruolo determinante nel dare forma al comportamento.
Negli anni Venti venne messa a punto una serie di tecniche matematiche complesse e sofisticate per la misurazione degli atteggiamenti.
C'erano almeno tre ragioni alla base della straordinaria popolarità di questo concetto: erano disponibili diversi modelli matematici relativamente facili da usare; questi fornivano dati numerici immediatamente utilizzabili per l'analisi statistica; il concetto di atteggiamento si prestava facilmente ad essere impiegato negli esperimenti del tipo "prima/dopo" per verificare se era intervenuto qualche mutamento negli atteggiamenti degli individui.
C'erano altri due aspetti del concetto di atteggiamento che in poco tempo ne fecero un elemento centrale nello studio degli effetti delle comunicazioni di massa: il primo era che al tempo della Seconda guerra mondiale si credeva fermamente che la comunicazione sotto forma di messaggi persuasivi potesse cambiare gli atteggiamenti; inoltre si riteneva senza ombra di dubbio che gli atteggiamenti ed il comportamento fossero strettamente correlati.
L'idea che le differenze individuali avessero un ruolo decisivo nel confermare le risposte alle comunicazioni di massa ebbe una funzione di guida assolutamente centrale nelle ricerche sui media, da prima della Seconda guerra mondiale fino a una buona parte degli anni Sessanta.