Conversazione in Sicilia - Elio Vittorini

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Descrizione

Il romanzo si configura come il racconto di un viaggio, reale e simbolico insieme, del protagonista-narratore Silvestro, dal Nord, dove abita da molti anni, fino al cuore della Sicilia, dove è nato; un viaggio da un presente di torpore e di indifferenza alla vita, a ritroso nel passato, alla riscoperta delle proprie origini e di sé, e da qui ad una più chiara coscienza del presente.

Tipologia

Superiori

Testo completo

Il romanzo si configura come il racconto di un viaggio, reale e simbolico insieme, del protagonista-narratore Silvestro, dal Nord, dove abita da molti anni, fino al cuore della Sicilia, dove è nato; un viaggio da un presente di torpore e di indifferenza alla vita, a ritroso nel passato, alla riscoperta delle proprie origini e di sé, e da qui ad una più chiara coscienza del presente.
Il viaggio di Silvestro inizia in un inverno non meglio precisato, a seguito di una lettera del padre che lo informa di aver abbandonato la madre per seguire un'altra donna. Giunto al paese della madre Concezione, Silvestro ripercorre con lei le tappe più significative della sua infanzia, riscopre il passato e con esso le motivazioni del presente. Seguendola nel suo giro per le iniezioni in varie case del paese, il giovane ha l'occasione di entrare in contatto con un mondo di miseria, di malattia, di disperata rassegnazione, che lo induce a riflettere e a chiedersi se non sia "più genere umano" quello dei sofferenti e dei morti di fame. Intorno a questo sollecita la madre con "strane domande" che vorrebbero "strane risposte". Il viaggio diventa così "conversazione", incontro del presente col passato, della storia con l'immaginazione. L'esplorazione di Silvestro procede. Incontra alcuni umili siciliani, tra i pochi che sanno di essere "offesi" e non intendono arrendersi: l'arrotino Calogero, Ezechiele e Porfirio. Nell'ultima parte del romanzo, la più fortemente simbolica, Silvestro incontra al cimitero l'ombra del fratello Liborio, morto in guerra da pochi giorni, anche lui uomo "offeso"; l'apparizione preannuncia la notizia della morte, che arriverà l'indomani. A questo punto la "conversazione in Sicilia" è finita, il viaggio catartico può dirsi concluso e Silvestro è pronto a ripartire, animato dalla coscienza di "nuovi doveri" e dalla volontà di adempirvi.
Il romanzo è ambientato in uno spazio reale, esplicitamente riconoscibile a livello topografico e storico, la Sicilia. Si alternano, inoltre, ambientazioni esterne ad ambientazioni interne. Di questo spazio abbiamo una percezione emotiva, poiché ci viene presentato come proiezione di una situazione psicologica del protagonista. Questo spazio, come in fondo tutto il romanzo, assume una funzione fortemente simbolica, metaforica. Vittorini ritiene che debba essere svolto in Sicilia, la terra dell'infanzia, il mondo del passato, della certezza e della speranza.
Il tempo del racconto è riconducibile al periodo fascista attraverso l’esistenza dei treni, il basso costo dei biglietti, il mito dell’America, la denominazione delle città in lingua latina, i manifesti inneggianti alla guerra e la razione giornaliera, un piatto di zuppa al giorno, consegnata ai ragazzini più poveri.
Il protagonista del romanzo è Silvestro, un tipografo sui trent'anni, che vive a Milano e soffre di un inquieto desiderio di azione che non trova sbocchi concreti e  si consuma in sé stesso, in un furore astratto, incapace di far preda sulle cose. E' un sentimento cupo di impotenza, il suo, al quale reagisce di impulso decidendo di prendere il primo treno per la Sicilia, di ascoltare il confuso appello che la sua terra sembra lanciargli e nel quale è contenuta la promessa di un ritorno alla felicità, verità e pienezza di vita che era dell'infanzia e che oggi è soffocata dall'oppressiva e chiusa realtà del presente. Nel racconto Silvestro incontra diversi personaggi, che non acquistano precisi, univoci significati simbolici, ma si collocano in una tensione che è sforzo d'uscire dai loro limiti di figure storiche, empiriche per spingersi verso l'allusione di "altre" verità: i "piccoli siciliani curvi… scuri in faccia ma soavi", i questurini, simboli del potere oppressivo, convinti come sono che "l'umanità è nata per delinquere", Coi Baffi e Senza Baffi, come subito li battezza la fantasia dello scrittore; il Gran Lombardo, un vecchio e saggio siciliano, simbolo dell'umanità forte, che parla con insistenza e con passione, di sé e dei suoi problemi di coscienza. Concezione è la madre di Silvestro, "alta, con la testa chiara", orgogliosa di mantenersi da sola, con la sola nuova occupazione di infermiera.  Liborio, fratello di Silvestro, appare, sotto forma di un fantasma, come un soldato, ma insieme anche ciò che è nel ricordo di Silvestro, bambino di sette anni. la sua figura è chiaramente simbolo dell'ingiustizia e della crudeltà del mondo che condanna, per false ragioni di nazionalismo, troppi giovani ad una morte assurda.
Il romanzo è suddiviso in cinque parti, ognuna delle quali è introdotta da un capitolo, e di ogni parte si può stabilire un oggetto specifico, un contenuto. La prima affronta il tema dell'angoscia personale, della povertà e dei nuovi doveri da compiere; la seconda, ricchissima di ricordi infantili, indica la certezza e la felicità della vita libera; la terza è quella della scoperta della malattia e della morte; la quarta è una discussione politica sui rimedi da usare per combattere l'offesa; nella quinta Vittorini afferma il dovere dello scrittore di rivelare la verità sulla storia e sulla sofferenza degli offesi.