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Costantino

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  • Descrizione: Anche Costantino regnò per parecchio tempo, dal 306 al 337 d.C.. All’inizio proseguì l’opera riformatrice di Diocleziano, completandola anche per certi versi, stabilendo ancora di più l’unità del potere. Era figlio di Costanzo Cloro e di Elena, che forse era stata cameriera in una taverna. Come Diocleziano, egli era un soldato e un pragmatico. Non possedeva alcuna attitudine dei teorici, e le sue capacità di concettualizzazione erano molto limitate. Come lo definirono, era «un uomo di fronte stretta, ma di forte mascella».
  • Tipologia: Università
  • Testo completo: Anche Costantino regnò per parecchio tempo, dal 306 al 337 d.C.. All’inizio proseguì l’opera riformatrice di Diocleziano, completandola anche per certi versi, stabilendo ancora di più l’unità del potere.
    Era figlio di Costanzo Cloro e di Elena, che forse era stata cameriera in una taverna. Come Diocleziano, egli era un soldato e un pragmatico. Non possedeva alcuna attitudine dei teorici, e le sue capacità di concettualizzazione erano molto limitate. Come lo definirono, era «un uomo di fronte stretta, ma di forte mascella».
    Costantino dovette innanzitutto impadronirsi di un potere al quale non era stato destinato. Galerio, infatti, sarebbe diventato Augusto in Oriente dopo Diocleziano, e Costanzo Cloro in Occidente. Ma nel 306, la morte naturale di Costanzo Cloro, padre di Costantino, fece sì che l’esercito di Britannia proclamò imperatore proprio quest’ultimo. Per reazione, i pretoriani gli opposero a Roma il figlio di Massimiano, Massenzio.
    A questo punto Galerio organizzò un incontro, nel 308, a Carnuntum, che avrebbe sancito la «Seconda tetrarchia», che lasciava:
    - in Oriente Galerio e Massimino Daia;
    - in Occidente Costantino e il nuovo venuto, Licinio.
    Ma Massimino e Massenzio mantennero le loro pretese, mentre un altro, Domizio Alessandro, avanzò le sue in Africa. Si ebbero allora 7 imperatori. Figlia traviata della Tetrarchia, questa eptarchia assomigliava tanto all’anarchia.
    «Fortunatamente» alcuni decessi, il più delle volte provocati, portarono ad un chiarimento della situazione:
    - Massimiano morì per primo;
    - Domizio Alessandro fu il secondo;
    - Galerio per terzo.
    Rimanevano allora Costantino, Massimino Daia e Licinio.
    Nel 312 la vittoria (detta) di Ponte Milvio (ma di fatto conseguita a Saxa Rubra) permise a Costantino di eliminare Massenzio, il figlio di Massimiano. Poi Costantino riuscì a liberarsi anche di Licinio, ma solo 20 anni dopo, ristabilendo così definitivamente l’unità all’impero.
    I numerosi conflitti non impedirono a Costantino di adoperarsi anche nelle varie riforme, che spesso erano una ripresa di quelle già intraprese da Diocleziano.
    In campo militare sviluppò il comitatus, cioè l’esercito mobile operante all’interno del territorio, a scapito invece dell’esercito di frontiera.
    In campo amministrativo a livello centrale era tornato ad una vera monarchia: i Cesari erano seriamente subordinati all’Augusto, e disponevano di poteri assai ridotti; a livello regionale Costantino apportò delle novità: i prefetti del pretorio persero le loro antiche funzioni, ma conservarono il titolo; si infiltrarono ovunque i temuti agentes in rebus, cioè gli agenti segreti.
    Ma Costantino deve la sua celebrità soprattutto a causa delle riforme in campo religioso. Il primo problema che divide ancora gli storici è quello della sua conversione: sembra che all’inizio egli fosse un adepto del dio Sole e che un’apparizione di Apollo lo avesse condotto all’enoteismo. Alla vigilia della battaglia di Ponte Milvio ebbe una seconda apparizione, stavolta cristiana, che lo avrebbe indotto a far portare dalle sue truppe un labarum, uno stendardo sul quale erano stati ricamati una chi e una rho, le prime due lettere di Christòs; la combinazione di questi simboli posti l’uno sopra l’altro evocava i raggi del Sole; non si sa in quale momento Costantino comprese che però Cristo non era certo una metamorfosi del dio Sole, suo antico dio.
    L’imperatore si fece battezzare solo sul suo letto di morte, cosa per niente straordinaria a quest’epoca, però a battezzarlo fu un vescovo ariano. Ad ogni modo, la sua conversione fu preceduta da un atteggiamento di reale simpatia per il cristianesimo: le persecuzioni, infatti, furono abbandonate. Nel 313 l’editto di Milano di Costantino e Licinio stabilì la «pace della Chiesa»: la libertà di culto ai cristiani era assicurata, e i beni confiscati furono restituiti alla comunità.
    L’imperatore ha legato il suo nome anche alla fondazione di Costantinopoli. Egli prese la decisione di fondare questa nuova città sulla vecchia Bisanzio nel 324; la costruzione andò avanti fino al 330, anno in cui la città fu inaugurata. La nuova città imitava in tutto e per tutto Roma: occupava infatti sette colli, possedeva un foro, un capitolium e un Senato. Ma essa rimaneva sempre e comunque la seconda capitale dell’impero. Alla sua testa fu nominato inizialmente un proconsole e non un praefectus urbi.
    Non bisogna fraintendere il senso profondo di questa misura: Costantino prendeva atto di una mutazione che era avvenuta, e cioè che il centro di gravità dell’intero impero si era spostato e continuava a spostarsi verso est su tutti i campi.
    Egli si occupò molto presto della sua successione. Designò tre Cesari:
    - Crispo;
    - Costantino il Giovane;
    - Licinio il Giovane.
    Ad essi aggiunse, successivamente:
    - Costanzo II;
    - Costante;
    - Dalmazio.
    Celebrati i tricennalia, cioè i 30 anni di regno, fece giustiziare Crispo per limitare i rischi dell’anarchia, e portata a termine la sua opera, morì nel 337.
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