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De Monarchia - Dante

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  • Descrizione: la figura di Dante è estremamente complessa e non è assolutamente possibile scindere il poeta dal politico. La visione dantesca del mondo è tipicamente medioevale all’interno della quale però sono presenti due sfere distinte: quella del potere politico terreno e quella della religione. Al centro del pensiero politico sta l’accusa di degenerazione morale e di corruzione politica rivolta alla Chiesa cattolica, per colpa soprattutto della Curia romana in particolare dei pontefici. La corruzione della Chiesa è peccaminosa perché stravolge la volontà divina in due modi: da un lato allontana l’umanità dalla salvezza esaltando il vizio e deprimendo il bene; dall’altro insidia la distinzione tra potere temporale, destinato all’impero, e potere spirituale, destinato alla Chiesa.
  • Tipologia: Superiori
  • Testo completo: la figura di Dante è estremamente complessa e non è assolutamente possibile scindere il poeta dal politico. La visione dantesca del mondo è tipicamente medioevale all’interno della quale però sono presenti due sfere distinte: quella del potere politico terreno e quella della religione.
    Al centro del pensiero politico sta l’accusa di degenerazione morale e di corruzione politica rivolta alla Chiesa cattolica, per colpa soprattutto della Curia romana  in particolare dei pontefici. La corruzione della Chiesa è peccaminosa perché stravolge la volontà divina in due modi: da un lato allontana l’umanità dalla salvezza esaltando il vizio e deprimendo il bene; dall’altro insidia la distinzione tra potere temporale, destinato all’impero, e potere spirituale, destinato alla Chiesa. Quest’ultima infatti usurpa anche il potere temporale con l’esito di provocare divisioni, guerre e corruzioni nella Cristianità.
    Queste due massime istituzioni medioevali sono riguardate da Dante  come fondamenti assoluti in materia politica. Nessuna prevaricazione dei poteri dell’altro deve essere possibile tra papa e imperatore: i due poteri sono entrambi infinti e distinti. Di qui l’orientamento prevalentemente Ghibellino di Dante, le sue invettive contro la corruzione della Chiesa. Egli vede nel distacco dall’antico costume di vita (classico) l’origine profonda di quella disonestà e di quel senso prevaricatore che invade sia chierici che laici, che corrode i più alti fondamenti della civiltà e pone gli uomini come bestie in lotta fra loro, abbandonati ala violenza della fazioni.

    Negli ani della discesa di Enrico VII in Italia (1310-1316) , Dante componeva un’opera in tre libri, la “Monarchia”, in cui era esposta la sua concezione politica.
    Le idee che vi sono contenute esprimono una delle speranze più care al poeta e che ritornerà varie volte nella Commedia. Nel primo libro Dante sostiene la necessità di un impero che raccolga sotto la sua giurisdizione tutti i popoli, in modo da porre così un termine alle cupidigie e alle guerre dei var stati e instaurare la pace e la giustizia. Nel secondo libro è dimostrato che l’autorità imperiale spetta al popolo romano, il cui impero fu voluto da Dio. Nel terzo libro, il più rivoluzionario, è affrontato il problema dei rapporti tra impero e papato. Contro la teocrazia sostenuta dai più grandi pontefici vi si afferma l’indipendenza dell’autorità temporale da quella spirituale, che mirano l’una alla felicità terrena e l’altra alla celeste. Ma accanto all’ideale di impero del pensiero di Dante già vive la differenziazione dei vari stati moderni, che si stavano determinando ala fine del medioevo. Contro i tanti mali del mondo, la corruzione, gli egoismi, le cupidigie scatenate sulla terra, Dante vede una sola salvezza nella ricostituzione sulle basi solide delle due già note autorità (Chiesa e Impero).
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