Descrizione:Un accumulo indiscriminato di fabbriche può ingenerare situazioni difficili a causa dell'eccessiva congestione. L'elevata concentrazione determina congestione del traffico, perdita di efficienza dei servizi, condizioni negative a causa dell'inquinamento. La competizione tra le imprese per accaparrarsi le posizioni migliori fa crescere il prezzo del suolo; il vantaggio di un mercato del lavoro ampio e flessibile nelle aree urbane si accompagna a una crescita dei livelli salariali che si traduce in costi crescenti per le imprese.
Tipologia:Università
Testo completo:Un accumulo indiscriminato di fabbriche può ingenerare situazioni difficili a causa dell'eccessiva congestione.
L'elevata concentrazione determina congestione del traffico, perdita di efficienza dei servizi, condizioni negative a causa dell'inquinamento. La competizione tra le imprese per accaparrarsi le posizioni migliori fa crescere il prezzo del suolo; il vantaggio di un mercato del lavoro ampio e flessibile nelle aree urbane si accompagna a una crescita dei livelli salariali che si traduce in costi crescenti per le imprese.
L'industria moderna tende verso forme spinte di automazione sostituendo ai vecchi impianti macchine telecomandate elettronicamente, che richiedono soltanto operazioni di controllo e manutenzione. Lo scenario finale del processo tecnologico è la fabbrica senza operai, il cui funzionamento è assicurato da un ristretto numero di tecnici. La classificazione della manodopera ne risulta cambiata: il lavoro a livello di officina è sostituito dalle macchine automatiche e il lavoro amministrativo è sostenuto dall'informatica. Il criterio che orienta la localizzazione degli stabilimenti produttivi è quello del decentramento, che permette di liberarsi dalle costrizioni imposte dal prezzo dei suoli. Nonostante la facilità con cui circola l'informazione, resta dominante il concentramento delle attività di ricerca e direzione: si stabilisce una gerarchia tra i centri direttivi e i luoghi decentrati.
L'eccesso di concentrazione delle fabbriche trasforma i vantaggi agglomerativi in diseconomie, che danno origine alla ricerca di nuove localizzazioni esterne alle aree industriali troppo congestionate: si innescano diversi tipi di processi di deglomerazione.
Decentramento territoriale o rilocalizzazione. Le imprese spostano la sede della propria attività produttiva dalle tradizionali aree urbane alle zone circostanti. Se il decentramento avviene nelle "cinture" periferiche, dove i suoli edificabili hanno costi inferiori, si parla di suburbanizzazione. Le imprese raggiungono il duplice scopo di avere costi meno elevati e di conservare i vantaggi derivanti dalla prossimità al vecchio centro urbano, dove rimangono localizzate le funzioni mena consumatrici di spazio. Il decentramento territoriale può sfociare in una rilocalizzazione a vasto raggio verso aree esterne all'agglomerazione originaria, verso piccoli centri o aree periferiche non ancora urbanizzate.
Decentramento produttivo. Le imprese decentrano parte della produzione verso imprese di più modeste dimensioni non necessariamente localizzate nella stessa area geografica. Il decentramento produttivo porta alla formazione di una rete di imprese di piccola o media dimensione anche all'esterno delle aree metropolitane.
Formazione di sistemi industriali periferici. È una conseguenza dei processi di decentramento, ma è anche il frutto di uno sviluppo industriale nel quadro dell'economia e dell'organizzazione territoriale "periferica".
"Decentrare" significa liberare gli insediamenti industriali dagli imperativi tecnologici ed economici del passato per alleggerire i carichi che pesano sui costi di produzione e sulla qualità della vita.
Le agglomerazioni industriali più dinamiche esercitano una forte attrazione di lavoratori da territori anche lontani, riducendo in questi la capacità di futuro sviluppo. La tendenza di alcune regioni verso la crescita e di altre verso il declino è da inquadrare nel paradigma centro-periferia. Le aree centrali eserciterebbero nei confronti della periferia funzioni di controllo e di dominanza. La capacità di creare innovazione all'interno delle aree centrali crea nuovi valori che, assieme all'accumulazione di capitale fisso, conferiscono ai gruppi centrali dominanti vantaggi che rafforzano ulteriormente il rapporto di autorità-dipendenza nei confronti della periferia.
Il decentramento e la diffusione industriale producono squilibri nei livelli di sviluppo. A scala interregionale vengono a coesistere, all'interno di uno stesso sistema economico, aree industrializzate (regioni forti) e aree arretrate (regioni deboli). Con la politica di piano i poteri pubblici s'impegnano a correggere gli squilibri territoriali dello sviluppo e interferiscono sulla localizzazione selettiva, ispirata alle leggi del profitto privato, favorendo la formazione di processi agglomerativi attraverso la creazione di incentivi per fabbriche da impiantare in preordinati "poli di sviluppo", o in quelle "regioni industriali".
Forme di intervento indiretto del potere pubblico possono essere: la predisposizione di infrastrutture adatte a rendere la regione attrattiva per l'industria; l'offerta di agevolazioni fiscali e finanziamenti alle imprese; interventi a favore della manodopera. L'intervento diretto può consistere nella creazione di imprese industriali di proprietà pubblica.
Le economie industriali contemporanee sono contrassegnate dalla crescente interazione fra la struttura produttiva e la struttura scientifica. L'interazione denota un orientamento verso la ricerca applicata e verso la trasformazione della conoscenza in capacità di produzione e di innovazione.