Descrizione:Affinché in una determinata area si verifichino dei terremoti devono essere soddisfatte due condizioni: la prima è che in tale area si accumuli gradualmente una tensione, la seconda è che le rocce presenti siano formate da materiali sufficientemente rigidi da non rompersi finché il valore della tensione non raggiunga un grado tale da provocare il terremoto. Se manca una qualunque di queste due condizioni, i terremoti non possono verificarsi. I terremoti perciò non sono distribuiti uniformemente sulla superficie terrestre, ma si Le principali zone sismiche sono chiaramente limitate da un punto di vista geografico. Una sismicità significativa, anche se non intensa e con ipocentri superficiali, segue il percorso dell’intero sistema di dorsali oceaniche, caratterizzate da un’intensa attività vulcanica.
Tipologia:Superiori
Testo completo:Affinché in una determinata area si verifichino dei terremoti devono essere soddisfatte due condizioni: la prima è che in tale area si accumuli gradualmente una tensione, la seconda è che le rocce presenti siano formate da materiali sufficientemente rigidi da non rompersi finché il valore della tensione non raggiunga un grado tale da provocare il terremoto. Se manca una qualunque di queste due condizioni, i terremoti non possono verificarsi. I terremoti perciò non sono distribuiti uniformemente sulla superficie terrestre, ma si Le principali zone sismiche sono chiaramente limitate da un punto di vista geografico. Una sismicità significativa, anche se non intensa e con ipocentri superficiali, segue il percorso dell’intero sistema di dorsali oceaniche, caratterizzate da un’intensa attività vulcanica. Lungo queste dorsali la tensione, che tende a far allontanare i due fianchi della rift valley, e la risalita del magma attraverso numerose fratture, provocano continuamente l'attivazione, o la riattivazione, di numerose faglie, e tutto questo si traduce in sismi di modesta entità o in una miriade di microsismi. Una sismicità molto più intensa si osserva in prossimità delle grandi fosse oceaniche che bordano l’Oceano Pacifico, sia dove queste sono prossime ad un continente, sia dove sono affiancate ad un arco insulare. La forte sismicità associata alle fosse oceaniche è legata alla subduzione di una placca sotto l'altra. Un’ultima fascia d’intensa sismicità segue il percorso delle catene montuose di orogenesi recente, dal Mediterraneo occidentale all’Himalaya, con un ramo che prosegue verso la Cina, e comprende anche alcuni archi insulari, come l’Egeo e le Eolie, dove generalmente i terremoti sono di tipo superficiale. Nelle catene montuose di orogenesi recente, nate da collisioni continentali, non si sono ancora esaurite le gigantesche spinte che hanno deformato e fatto saldare fra loro i margini venuti a contatto.
La struttura interna della Terra è stata identificata e viene studiata in base ai dati sismici. In effetti, per l’esame della parte non direttamente raggiungibile del nostro pianeta possiamo disporre dei sismogrammi, che, registrando l’arrivo di onde che hanno attraversato in ogni senso la Terra, ne forniscono una specie di radiografia. Le onde sismiche, infatti, portano con sé una serie di informazioni sui terreni attraversati, codificate sotto forma di variazioni delle loro traiettorie e della loro velocità di propagazione. Da questi studi si è notato che esiste per ogni terremoto una zona d’ombra, all’interno della quale arriva solo una piccolissima parte dell’energia delle onde P. Questa zona ha permesso di scoprire l’esistenza di un nucleo di materiale diverso di quello che lo avvolge. La constatazione che le onde P perdono velocità nell’attraversare il nucleo, e che le onde S non possono nemmeno penetrarvi, a portato a concludere che il nucleo almeno nella parte più esterna debba essere fluido. Lo studioso statunitense Gutenberg ha localizzato a circa 2900 Km di profondità il limite tra il nucleo e il mantello; tale limite viene indicato come discontinuità o superficie di Gutenberg. Inseguito è stato identificato il nucleo interno solido che è noto come discontinuità o superficie di Lehmann. Invece il limite tra il mantello e la crosta è chiamato superficie di Mohorovicic o, più semplicemente, Moho.