Descrizione:Protagonista della commedia L’avaro, rappresentazione di un vizio, il carattere di Don Ambrogio è descritto dai suoi sproporzionati difetti di tirchieria, in larga parte ereditati dalla maschera di Pantalone.
Tipologia:Superiori
Testo completo:Protagonista della commedia L’avaro, rappresentazione di un vizio, il carattere di Don Ambrogio è descritto dai suoi sproporzionati difetti di tirchieria, in larga parte ereditati dalla maschera di Pantalone. Poco presente sulla scena, occupata per lo più dalla nuora Eugenia, vedova da breve tempo, il vecchio ha la forza prepotente di una personalità tutta negativa, che sorprende il lettore-spettatore dalle prime battute: «Sa il cielo quanto mi è dispiaciuto il perdere l’unico figlio ch’io aveva al mondo, ma s’ei viveva un paio d’anni ancora, l’entrate non bastavano e si sarebbero intaccati i capitali». Mentre l’intreccio dell’atto unico sembra costituito dalla scelta fra i due pretendenti che aspirano alla mano di Eugenia, l’autore inscena una più sottile indagine, che è quella circa la necessità del buon senso e della misura, contrapposti, certo, a tanto deviante figura, ma analizzati in modo più critico attraverso la descrizione parallela di vizi meno evidenti quali l’«eccessiva vivacità» e la «stucchevole serietà» che sono i caratteri del Cavaliere Costanzo e del Conte Filiberto. In un momento creativo in cui l’opera goldoniana rivolge la sua attenzione a «caratteri deformati», l’avaro costringe il contesto a misurarsi con lui. Se l’avarizia suggerisce al vecchio di liberarsi al più presto della nuora, e, peggio, di cercare la via per tenersi la dote, i pretendenti dovranno essere scaltri su due fronti: nel presentarsi alla signora e nell’aggirare l’ostacolo del vecchio. Don Ambrogio è un banco di prova distorto ma indicativo agli occhi del pubblico, per saggiare lo spirito dei due pretendenti; e in questa prova il Cavaliere si mostra senz’altro vincente. Allegro, pronto e vivace egli gode il favore della vedova che, pur dichiarandosi imparziale, riconosce il merito di una personalità brillante, rispetto alla serietà e diffidenza del Conte. Don Ambrogio anticipa, nell’esasperata grettezza dell’avarizia, nei sentimenti inumani che da essa scaturiscono, molti atteggiamenti de I Rusteghi, tanto concentrati su se stessi da allontanarsi quasi completamente dalla realtà.
Tutta la commedia rimane una questione fra vivacità di spirito e grettezza, suggerisce nella personalità spigliata e allegra del Cavaliere la misura per affrontare un vizio caparbio, in Ambrogio portato alle estreme conseguenze.