Descrizione:Dal punto di vista dell'utente che le adopera, le lingue sono variabili nel tempo e nello spazio. Variano nel tempo perché, ad esempio, l'italiano di oggi è diverso da quello di Dante. Il termine diacronia, coniato da Saussure, indica il fatto che le lingue cambiano nel tempo: cambia la dotazione di suoni di una lingua, cambiano i significati e le forme delle parole, cambia l'organizzazione grammaticale e così via.
Tipologia:Università
Testo completo:Dal punto di vista dell'utente che le adopera, le lingue sono variabili nel tempo e nello spazio.
Variano nel tempo perché, ad esempio, l'italiano di oggi è diverso da quello di Dante. Il termine diacronia, coniato da Saussure, indica il fatto che le lingue cambiano nel tempo: cambia la dotazione di suoni di una lingua, cambiano i significati e le forme delle parole, cambia l'organizzazione grammaticale e così via.
Perché le lingue hanno la possibilità di cambiare in diacronia? Presumibilmente perché le lingue sono gli unici codici arbitrari in senso forte. Se dovessero ad esempio esibire in modo iconico le proprietà dell'oggetto designato, le parole non cambierebbero perché col cambiamento la loro trasparenza potrebbe ridursi. La diacronia delle lingue non è intenzionale, cioè comandata da volontà singole, ma si realizza solamente nell'uso della massa parlante (Saussure), cioè la massa degli utenti. Invece, con sincronia si intende la considerazione della lingua facendo un taglio sull'asse del tempo e guardando ad essi per come si presentano in un dato momento agli occhi dell'osservatore. Fare un'operazione di linguistica sincronica significa descrivere il significato che hanno le parole in un determinato periodo di tempo. Fare l'etimologia di una parola significa trovare la parola di un'altra lingua precedente da cui essa deriva e spiegare le modifiche avvenute: è un'operazione di linguistica diacronica. Le lingue, poi, variano nello spazio perché non solo il francese è diverso dall'inglese, ma l'italiano di Milano è diverso dall'italiano di Napoli. Questo fenomeno è chiamato diatopìa e la diatopìa può essere interpretata come una conseguenza dell'arbitrarietà. Le lingue variano inoltre secondo la situazione comunicativa in cui le usiamo: ad esempio con una persona sconosciuta parliamo in modo diverso da come parliamo con un vecchio amico.
Riducibilità a famiglie e tipi: in realtà, malgrado la variabilità, le lingue si possono ricondurre con facilità a classi di due specie:
- Famiglie linguistiche: lingue che derivano geneticamente da una stessa lingua madre e che quindi presentano: tratti in comune con la lingua madre stessa; tratti comuni tra di loro. Ad esempio le lingue romanze. Esse derivano tutte dal latino e hanno tratti in comune le une con le altre: italiano, francese e spagnolo hanno un sistema molto simile di articoli e condividono alcune proprietà del sistema verbale – il condizionale – che mancano ad altre famiglie. Sono poche le lingue non riconducibili a nessuna famiglia, ma rimaste isolate: ne sono un esempio solo il basco e l'etrusco. La possibilità di riconoscere famiglie linguistiche vuol dire che la variabilità delle lingue ha dei limiti e che ci sono delle profonde somiglianze di famiglia che non possono essere cancellate. Il mutamento diacronico può portare una lingua alla scomparsa, ma difficilmente può trasformarla in un'altra famiglia. L'italiano può assimilare elementi dall'inglese, ma non può diventare una lingua germanica.
- Tipi linguistici: sono classi di lingue che non sono imparentate geneticamente, ma presentano delle affinità strutturali pronunciate e questo può avvenire anche se le lingue sono lontanissime nel tempo e nello spazio. Ad esempio il turco presenta il seguente ordine nell'enunciato: soggetto, oggetto, verbo, proprio come accade in latino. In italiano l'ordine si presenta così: soggetto, verbo, oggetto, e questo malgrado la parentela storica tra l'italiano e il latino.
Altri tratti costitutivi del linguaggio dal punto di vista dell'utente sono:
- Apprendibilità: le lingue si imparano con l'uso, si controllano con l'esercizio e si dimenticano senza allenamento;
- Intercambiabilità: i componenti di ogni comunità linguistica sono allo stesso tempo sia emittenti che riceventi di enunciati;
- Feedback completo: il parlante riceve il suo enunciato nello stesso momento in cui lo produce e quindi può modificarlo e correggersi;
- Spiazzamento/distanziamento: i messaggi linguistici possono riferirsi a cose lontane nel tempo e nello spazio in cui avviene l'enunciazione. Questa proprietà è strettamente collegata alla “libertà da stimoli”, che significa che i segni linguistici sono indipendenti dalla situazione immediata e dagli stimoli in cui si trova l'utente e le nostre reazioni interne ad essi non sono causa né necessaria né sufficiente dell'emissione del messaggio.
- Riflessività: in ogni lingua è possibile creare messaggi che parlano della lingua stessa, capacità metalinguistica della lingua;
- Prevaricazione: nelle lingue è possibile mentire.