Descrizione:Conosciuta sin dai tempi remotissimi, l'epilessia è una patologia che è sempre stata vissuta in maniera assai particolare. Ciò è probabilmente dovuto, alla inspiegabilità della sua comparsa, alla totale imprevedibilità delle crisi, che colpiscono repentinamente chi ne è affetto, o forse, più semplicemente alla drammaticità di talune sue manifestazioni. In tutto il Medio Oriente ed in tutta l'area del Mediterraneo si attribuiva ad essa un carattere "magico", ritenendo che le crisi epilettiche fossero dovute ad interventi di spiriti o divinità generalmente malefiche e conseguentemente era proprio nell'ambito dei rituali a carattere magico religioso che se ne ricercavano eventuali terapie.
Tipologia:Superiori
Testo completo:Conosciuta sin dai tempi remotissimi, l'epilessia è una patologia che è sempre stata vissuta in maniera assai particolare. Ciò è probabilmente dovuto, alla inspiegabilità della sua comparsa, alla totale imprevedibilità delle crisi, che colpiscono repentinamente chi ne è affetto, o forse, più semplicemente alla drammaticità di talune sue manifestazioni.
In tutto il Medio Oriente ed in tutta l'area del Mediterraneo si attribuiva ad essa un carattere "magico", ritenendo che le crisi epilettiche fossero dovute ad interventi di spiriti o divinità generalmente malefiche e conseguentemente era proprio nell'ambito dei rituali a carattere magico religioso che se ne ricercavano eventuali terapie.
Solo molto lentamente e grazie all'opera dei medici e di pensatori, si cominciò ad affrontare il problema in maniera via via sempre più scientifica e razionale.
Così, Ippocrate, fondatore in Grecia di una Scuola Medica che per prima cominciò ad occuparsi di Medicina su base prevalentemente scientifica, interessandosi anche alla personalità del malato, alle sue reazioni con l'ambiente ed alla fisiologia, cercò di liberare l'epilessia dal carattere di sacralità che le era stato erroneamente attribuito. Tale carattere persisterà tuttavia ancora a lungo, sicuramente durante tutto il periodo cristiano, quando l'epilessia fu di volta in volta attribuita ai diavoli se non addirittura ai santi. Ed infatti ancora ai nostri giorni soprattutto nel sud dell'Italia, l'epilessia è chiamata Morbo di San Donato.
Gli esorcismi andarono così a sostituire i riti magici che li avevano preceduti nel tentativo di "sedare" le crisi convulsive, ma sostanzialmente l'atteggiamento nei confronti della malattia rimase inalterato. Solo molto tempo dopo, e precisamente agli albori del 1700, nuovi studi, sorti nell'ambito di un diverso orientamento, avviano ad un approccio più razionale, scientifico e sistematico del problema.
Un importante contributo in questa direzione è dato dal medico elvetico TISSOT, il quale per primo provvide ad elaborare una classificazione seppur elementare, delle cause principali determinanti le crisi epilettiche. Così Tissot attuò una distinzione tra cause predisponenti: disponibilità e sensibilità epilettica del cervello; cause occasionali: fratture della testa o ancora irritazioni del cervello; ed infine cause permanenti: sforzi, stress o alterati movimenti del sangue. Sulla scia dell'interesse dimostrato da Tissot, come pure da molti altri scienziati, si acquisiscono nuovi atteggiamenti nei confronti della patologia e delle sue manifestazioni anche a livello sociale.
Degna di particolare menzione è a questo proposito l'opera di JACKSON, il quale per primo riuscì ad individuare la stretta interconnessione tra la disfunzione neuronale e la sintomatologia clinica manifesta, permettendo così di differenziare le crisi in relazione alla specifica popolazione neuronale interessata.
Ma a Jackson va soprattutto il merito di aver contribuito in maniera sostanziale a stemperare i pregiudizi e le paure ancestrali che hanno a lungo caratterizzato l'epilessia, facendola vivere, come un qualcosa che pur essendo un entità clinica era al tempo stesso, qualcosa che la sorpassava, che ne andava al di là.