Epoca tardo-romana: condizioni e caratteristiche generali

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Le condizioni sociali del tardo Impero si fondavano sulle strutture che erano venute costituendosi nell’epoca della crisi del tardo periodo antonino fino a Diocleziano. L’ulteriore cambiamento della società romana fu una continuazione del processo di trasformazione cominciato con la crisi del III secolo. Le condizioni economiche costituitesi durante la crisi del III secolo rimasero operanti anche in seguito e non subirono alcun cambiamento fondamentale.

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Le condizioni sociali del tardo Impero si fondavano sulle strutture che erano venute costituendosi nell’epoca della crisi del tardo periodo antonino fino a Diocleziano. L’ulteriore cambiamento della società romana fu una continuazione del processo di trasformazione cominciato con la crisi del III secolo. Le condizioni economiche costituitesi durante la crisi del III secolo rimasero operanti anche in seguito e non subirono alcun cambiamento fondamentale. Sotto Diocleziano e Costantino il Grande, la situazione economica dell’Impero romano fu stabilizzata. Tuttavia, non era più possibile annullare le conseguenze della trasformazione strutturale che si era realizzata nel III secolo. Aumentò l’importanza dell’agricoltura come fonte principale di reddito; ma questa dovette subire le debolezze strutturali determinate dalla mancanza di forza-lavoro e dalla coltivazione della terra meno redditizia con il sistema del colonato. Le difficoltà economiche aumentarono dopo le invasioni barbariche, iniziate sotto la spinta degli Unni. Questa crisi portò alla disfatta di Roma contro i Goti a Adrianopoli (378 d.C.). Dopo la morte di Teodosio I, la parte occidentale dell’Impero fu invasa dai barbari. La cosa ebbe gravi conseguenze soprattutto per l’artigianato ed il commercio. I rapporti tra città e campagna si basarono sull’importanza crescente delle proprietà terriere. I proprietari terrieri furono lo strato sociale economicamente determinante, mentre la massa nullatenente divenne dipendente da tale strato. Alle crescenti difficoltà economiche, ai problemi politici e sociali in aumento ed ai conflitti ideologici della tarda antichità, la monarchia imperiale poteva contrapporre soltanto una politica di potere, di accentramento e di costrizione. Lo Stato tardo-romano ricorse a metodi coercitivi, per obbligare decurioni, commercianti, artigiani e contadini alle prestazioni lavorative ed al pagamento delle tasse, e perfezionò questo sistema con l’ereditarietà della professione e con la creazione di un sistema di tassazione. Il carattere dispotico della monarchia imperiale dell’Impero tardo-romano si fece ancor più evidente. L’udienza a corte era improntata ad un rigido cerimoniale, influenzato da modelli orientali; la disubbidienza ai sovrani era considerata un sacrilegio. Dopo le riforme amministrative e militari di Diocleziano e di Costantino, la posizione di potere dell’imperatore fu assicurata da un apparato burocratico e da un esercito riorganizzato. L’apparato di potere comprendeva il personale privato del sovrano (sacrum cubiculum) ed il personale dell’amministrazione, che formavano il personale di corte (comitatus). I compiti principali di questo apparato consistevano nella salvaguardia dell’unità dell’Impero e del sistema obbligatorio di prestazioni lavorative e di tasse. Allo stesso scopo serviva l’applicazione ai problemi del diritto, che si espresse in un’operosa attività legislativa e nella codificazione di leggi e ordinanze. Nel IV secolo, questo regime fu abbastanza forte da difendere la propria esistenza e conservare l’unità dell’Impero. Tuttavia, esso andò distaccandosi dalle proprie radici all’interno dell’ordinamento sociale romano; l’Impero, con il suo sistema di coercizioni, opprimeva la società e frenava lo sviluppo sociale. Con l’inizio delle invasioni barbariche, lo Stato non fu nella condizione di difendere i propri sudditi dai nemici esterni; nel contempo, fu indebolito dalla pressione dei barbari e, a partire dalla bipartizione dell’Impero, nel 395 d.C., il suo declino non poté essere arrestato. Mentre l’Impero d’Oriente, con condizioni sociali più favorevoli e meno minacciato dai barbari, sopravvisse e poté riformare il proprio sistema di dominio, l’Impero d’Occidente si avviò, nel V secolo, verso la fine. Le incursioni barbariche, le temporanee occupazioni di Roma, prima da parte dei Visigoti (410 d.C.) e poi dei Vandali (455 d.C.), nonché la formazione degli Stati territoriali germanici all’interno dell’Impero, misero in evidenza le debolezze dell’imperium occidentale. La fine dell’antico sistema politico fu segnata, in Occidente, dalla deposizione dell’ultimo imperatore, Romolo Augustolo, da parte del condottiero germanico Odoacre (476 d.C.). I tradizionali fondamenti della stratificazione sociale mutarono ancora più che nel III secolo. A causa delle difficoltà economiche dell’imperium, la divisione tra poveri e ricchi si approfondì ulteriormente. L’imperatore non faceva differenza tra honestiores ed humiliores, ma tra locupletes e plebs. La differenza sociale tra detentori del potere e coloro che ne erano privi aumentò, coerentemente con l’aumentata pretesa di potere da parte dello Stato; i due gruppi principali della società romana erano individuati nei potentes e nei tenuiores. Il potere concreto dei singoli gruppi sociali dipese dal rapporto con il sovrano. Il personale di corte aveva maggiore influenza dei senatori comuni e le più importanti posizioni di potere appartenevano ai consiglieri stabili del sovrano. I gruppi di persone più influenti erano formati dai membri del santo consistorium, che comprendeva i capi delle più alte cariche amministrative e formava un corpo permanente costituito da generali eminenti, dai servitori personali del sovrano e da dignitari della Chiesa. Il prestigio sociale si basava sulla proprietà e sul potere, mentre l’appartenenza ad un ordine chiuso perse la precedente importanza. L’ordine equestre fu assorbito, da una parte, verso l’alto, nell’ordine senatorio, dall’altra, verso il basso, negli ordini dei decurioni, designati come curiales in quanto componenti dei consigli cittadini (curiae). Vasti gruppi del corpo degli ufficiali e dell’apparato dei funzionari non appartenevano all’ordine senatorio, ma formavano, all’interno dei ranghi senatori, ranghi propri; nell’ordine senatorio si formò una nuova gerarchia. I gruppi di rango sostituirono i precedenti ordines:
- illustres e spectabiles, appartenenti ai due gruppi più alti del rango senatorio;
- sacerdotales, persone facenti parte del rango dei senatori provinciali;
- principales e decuriones, curiali eminenti ed ordinari;
- negotiatores;
- plebei, “liberi” ordinari della città e della campagna;
- circumcelliones, lavoratori stagionali delle proprietà, personalmente indipendenti;
- servi e coloni.
Le disposizioni penali per i sacerdotales corrispondono a quelle per i senatores, mentre i clarissimi condividono la pena dei principales; agli schiavi ed ai coloni non veniva comminata una punizione pecuniaria, bensì la fustigazione. Una legge di Costantinopoli, del 382 d.C., prescrive per gli appartenenti ai vari ranghi anche l’abbigliamento quotidiano corrispondente al rango. L’appartenenza ad un gruppo di un rango sociale non dipendeva più dall’origine regionale o etnica; anche la posizione giuridica personale aveva un ruolo secondario. Il sistema coercitivo di prestazioni lavorative, obblighi fiscali e ereditarietà professionale incarnava una nuova forma di non libertà che colpiva la maggior parte dei gruppi della popolazione e toglieva valore alle antiche categorie di libertà e non libertà. Per la definizione della posizione sociale, aumentò l’importanza dell’origine personale: ciò fu una conseguenza dell’ereditarietà professionale. Allo stesso tempo, avevano un grande ruolo le capacità e l’attività personali, ed anche l’educazione. Nei suoi tratti fondamentali, la struttura della piramide sociale corrispondeva al modello formatosi durante la crisi del III secolo, ma esprimeva le conseguenze derivanti dalla trasformazione nella struttura degli strati più alti e più bassi della popolazione. Gli honestiores erano rappresentati da gruppi sociali eterogenei, divisi secondo il rango; questa divisione scalare interna era collegata alle condizioni in fatto di proprietà terriera e di potere all’interno dei singoli strati sociali superiori: allo strato superiore appartenevano, oltre alla casa imperiale, l’ordine senatorio, che si articolava in gruppi gerarchici, gli altri gruppi nel rango del corpo ufficiali e del personale amministrativo, il restante strato colto insieme alla più alta gerarchia ecclesiastica, nonché gli ordini locali dei curiali. Gli humiliores delle città e delle zone rurali formavano uno strato omogeneo, i cui singoli gruppi presentavano caratteristiche comuni: obblighi produttivi e fiscali, obbligatorietà professionale, dipendenza sociale, povertà e basso prestigio. Questo vasto strato aveva i tratti di una “classe”, ma mancava della caratteristica decisiva per una tale definizione, cioè del rapporto omogeneo rispetto ai mezzi di produzione. La società romana si articolò nelle due categorie di strati sociali superiori e strati sociali inferiori; tuttavia, lo sviluppo degli ordini dei curiali si mosse nella direzione di un nuovo modello, in cui l’aristocrazia era separata dallo strato superiore delle città. Dal tempo di Costantino, si diffuse l’idea che la popolazione si articolasse in tre gruppi principali, di cui vengono fornite diverse definizioni:
- detentori della potior dignitas, decuriones e plebei;
- honorati, urbium primates e plebei;
- possessores, curiales e plebei.