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Esempi di ritratti della Roma antica

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  • Descrizione: Uno degli esempi più tipici della commistione di elementi ellenistici e romani è la statua del Generale di Tivoli. La statua ci mostra una figura nuda, panneggiata all’eroica, come venivano raffigurati gli eroi della leggenda greca, ma con un panneggio più abbondante e collocato con maggior riguardo al pudore personale. La corazza è posta da un lato, come un attributo e serve da puntello alla statua. Il volto così plastico deriva dal suo ricco modellato e le labbra leggermente aperte dalla ritrattistica ellenistica, ma quel tanto di patetico che viene da essa è attenuato dalla eccessiva ricerca di dettaglio che è un elemento della ritrattistica sillana.
  • Tipologia: Università
  • Testo completo: Uno degli esempi più tipici della commistione di elementi ellenistici e romani è la statua del Generale di Tivoli. La statua ci mostra una figura nuda, panneggiata all’eroica, come venivano raffigurati gli eroi della leggenda greca, ma con un panneggio più abbondante e collocato con maggior riguardo al pudore personale. La corazza è posta da un lato, come un attributo e serve da puntello alla statua. Il volto così plastico deriva dal suo ricco modellato e le labbra leggermente aperte dalla ritrattistica ellenistica, ma quel tanto di patetico che viene da essa è attenuato dalla eccessiva ricerca di dettaglio che è un elemento della ritrattistica sillana.
    Con l’età augustea la prevalenza del gusto neoattico negli ambienti della società più elevata attenua molto la corrente del plasticismo ellenistico e introduce da Alessandria alcune raffinatezze che porteranno al ritratto di Ottavia e al fresco, delicato busto di giovinetta della collezione Torlonia. La tipologia del ritratto patrizio austero e sdegnoso non viene più accettata da una società che tiene a mostrarsi più duttile, e partecipe alle eleganze ellenistiche. Ma il tipo del ritratto patrizio continua in ritardo nelle stele funebri dei liberti e dei piccoli commercianti e da Roma si estende alla provincia italica, diventando lo stile caratteristico del ritratto romano.
    Sono monumenti funerari di piccola gente che si raffigura come usavano una volta i gran signori. Ma c’è un altro tipo di ritratto che, almeno per la sua iconografia esterna e per il suo originario significato, deve essere ricordato: è quello che veniva detto “Imago clipeata”, cioè immagine sullo scudo.
    L’origine di questo tipo di ritratto è greca, come attestano esplicitamente le fonti letterarie antiche.
    In Roma stando a una notizia di Plinio le prime immagini clipeate sarebbero state poste nel tempio di Bellona da un Appio Claudio attorno all'80. Pitture pompeiane di età Flavia ci mostrano come clipei metallici con teste a rilievo venissero appesi negli intercolumni.
    Nelle fonti letterarie vi sono vari accenni che fanno supporre che accanto alla maschera in cera ricavata dal calco del vero volto del defunto, la forma più antica del ritratto fosse quella dell’immagine dipinta sopra una tavoletta di legno, va inoltre notato che Plinio parla dell’arte del ritratto all’inizio del suo libro dedicato alla pittura.
    Poiché l’imago, l’immagine degli antenati, fissata nella maschera ricavata dal calco, non era di per sé un fatto artistico, né conteneva in sé una concezione plastica, è stato solo attraverso il contatto con una tradizione di altissima forma plastica, come quella del ritratto ellenistico, che la civiltà romana ha trovato, ad un certo momento, una sua propria espressione nell’arte del ritratto. Il ritratto è strettamente legato all’espressione artistica ufficiale, di parata e di propaganda.
    Ormai il ritratto del secondo triumvirato si è stabilito anche nei monumenti sepolcrali della piccola borghesia come nella stele di via Statilia mentre nella stele funeraria di Eurysaces e sua moglie ci mostra una coppia già partecipe dal nuovo stile augusteo e della raffinatezza ed eleganza che distingue la generazione della fine del I secolo a.C.
    Da questo momento in avanti ogni periodo artistico, ogni variazione nelle preferenze stilistiche e nel gusto della società romana, avrà il suo riflesso nell’arte del ritratto.
    Nell’età di Tito e di Traiano possiamo trovare dei ritratti nel quale non è rimasto nulla della sobria stilistica che aveva caratterizzato il ritratto romano alla sua origine.
    Dovremmo collocare alla stessa epoca anche il fiorire del ritratto dipinto. Di tale produzione pochi sono gli esempi che si sono conservati quando non si trattava di affreschi come quello di un modesto magistrato di Pompei insieme alla moglie. Coloro che non avevano i mezzi per esternare se stessi in un grande monumento si riunivano in associazioni che garantivano l’accoglimento delle ceneri in un ambiente decoroso, i cosi detti colombari.
    Tutte queste forme di esaltazione di un individuo sopra gli altri ci danno la possibilità di gettare uno sguardo sopra un particolarissimo aspetto della società romana, profondamente permeata da questo attaccamento alla realtà della vita, alla volontà di durare nel ricordo degli uomini attraverso l’immagine individuale e mediante la costruzione di sepolcri grandiosi, che erano posti lungo le strade, perché i passanti potessero vederli, leggere le iscrizioni e attraverso queste comunicare ancora.
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