Descrizione:Esposizione continua e non, esposizione a concentrazione variabile e sensibilità ai tossici: Si tratta di aspetti importanti ma poco studiati. Klenova ha compiuto il primo studio sperimentale di confronto degli effetti tossici dovuti ai vapori di acetone. Egli notò che una certa concentrazione x somministrata in continuo causava maggiore narcosi che non una somministrazione discontinua. Somministrando invece concentrazioni variabili si otteneva il massimo effetto.
Tipologia:Università
Testo completo:Esposizione continua e non, esposizione a concentrazione variabile e sensibilità ai tossici: Si tratta di aspetti importanti ma poco studiati. Klenova ha compiuto il primo studio sperimentale di confronto degli effetti tossici dovuti ai vapori di acetone.
Egli notò che una certa concentrazione x somministrata in continuo causava maggiore narcosi che non una somministrazione discontinua.
Somministrando invece concentrazioni variabili si otteneva il massimo effetto.
Lo stesso esperimento ripetuto invece con l'etanolo non dava grosse differenze a seconda dei metodi seguiti: gli effetti non raggiungevano i valori di quelli dati dall'acetone.
Risultati analoghi a quelli ottenuti con l'acetone e con l'etanolo da Klenova sui topi albini furono ottenuti da Tolokonstev col cloroformio e con l'etanolo su conigli.
Si dimostrò che gli effetti erano proporzionali alle concentrazioni ematiche dei tossici, proporzionali a loro volta alle loro solubilità nel sangue: maggiore per l'etanolo, minore per il cloroformio e l'acetone.
Forse acetone e cloroformio causano più effetti tossici, se somministrati in concentrazioni variabili, poiché impediscono l'instaurarsi di concentrazioni plasmatiche costanti e del fenomeno dell'assuefazione.
L'assuefazione, o "abitudine" ad un tossico in seguito ad esposizione intermittente, è stata molto studiata: diversi tossici sperimentati su ratti causavano danni maggiori con esposizione intermittente piuttosto che continua.
Raramente le modificazioni ambientali, ad esempio la temperatura, influenzano le proprietà chimico-fisiche di un tossico: più di frequente esse modificano i parametri fisiologici degli organismi, e ciò può portare a mutate risposte al tossico.
In generale, comunque, si può individuare un intervallo di temperatura nel quale l'attività tossica a parità di altre condizioni è minore.
Studî effettuati su ratti, con la somministrazione sottocutanea dell'insetticida organo-fosforico Trichlorphon prima, durante e dopo 4 ore di condizionamento termico, rivelarono che l'attività era massima quando la somministrazione avveniva durante le ore nelle quali il ratto si trovava nell'ambiente riscaldato.
La pressione atmosferica nelle sue interazioni con il tossici è stata studiata ad esempio da Tiunov e Kustov. Essi notarono che scendendo sotto un certo limite aumentava la tossicità del monossido di carbonio. Non esistono comunque al momento regole generali, anche perché non sono stati resi noti studi circa l'influenza di pressioni più elevate.
E' logico pensare però che l'aumento della pressione atmosferica (iperbarismo) modificando molte funzioni biologiche, muti anche le risposte che un organismo dà ad un tossico.